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MUSEO DELLA CATTEDRALE DI LUCCA
Il Museo della Cattedrale di Lucca si trova in un complesso edilizio composto da una casa torre Duecentesca, una chiesa Cinquecentesca ed un corpo principale di origine Trecentesca localizzato in Piazza Antelminelli. Dal 1992, si occupa di custodire le opere darte facenti parte dell'arredo della cattedrale di S.Martino che ha subito numerose trasformazioni nel corso dei secoli.
La distribuzione delle opere segue il filo cronologico, in modo da permettere ai visitatori di percepire i cambiamenti artistici delle varie epoche, e comprende collezioni di statue e reperti lapidei, oreficerie e paramenti sacri (piviali, pianete, tuniche, stole), calici e candelieri, dipinti, codici e messali. Tra le opere esposte spiccano un dittico d'avorio del VI secolo e un rarissimo corpus di cinque corali del 1300. Di rilievo è anche la cosiddetta "Croce dei Pisani", croce fiorita di inizio Quattrocento realizzata dall'orafo piacentino Vincenzo di Michele.
Una sala specifica è dedicata al Volto Santo, antico crocifisso venerato a partire dal Medioevo in tutta Europa e conservato nella cattedrale di S.Martino, a cui si lega gran parte della collezione con oggetti che hanno caratterizzato la sua devozione. Nel Museo della Cattedrale si riunisce il prezioso corredo usato per "vestire" ancora oggi il Volto Santo il 3 maggio e il 14 settembre. Tra gli ornamenti si notano: la veste di velluto ricamato in oro e ornata all'orlo da una fascia in argento lavorata ad edicole gotiche con busti di Santi (1382); la grande corona e il collare (1667), entrambi d'oro, opera dell'orafo Ambrogio Giannoni da Massa ; il fastoso gioiello di manifattura francese in oro impreziosito da smalti e diamanti donato alla cattedrale nel 1660.
 
Indirizzo
Piazza Antelminelli
Orario
Dal 8 marzo al 2 Novembre: tutti i giorni 10.00- 18.00
Dal 3 Novembre al 5 marzo: dal lunedì al venerdì 10.00- 14.00
sabato e domenica 10.00- 17.00
Giorni di chiusura: Natale, Capodanno solo al mattino, Pasqua solo al mattino
Telefono
0583 490530

COMPLESSO MUSEALE DELLA CATTEDRALE E S. GIOVANNI

Il Complesso museale della Cattedrale e Chiesa di S.Giovanni si sviluppa su tre diverse aree di grande rilievo storico per la città di Lucca: l'area archeologica della Chiesa dei Santi Giovanni e Reparata, dal Museo della Cattedrale e dalla sagrestia del Duomo di S.Martino dove si trova il celebre monumento funebre di Ilaria del Carretto. Una visita al complesso museale costituisce un modo interessante per conoscere l'architettura alla base della tradizione artistica lucchese e risalente alle varie epoche storiche.
 
Giorni di chiusura di tutto il complesso
25 dicembre, 1 gennaio (mattina), Pasqua (mattina)
Orario

Museo della Cattedrale
Dal 8 marzo al 2 Novembre: tutti i giorni 10.00- 18.00
Dal 3 Novembre al 5 marzo: dal lunedì al venerdì 10.00- 14.00
sabato e domenica 10.00- 17.00

Chiesa dei Santi Giovanni e Reparata (area archeologica)
Dal 8 marzo al 2 Novembre: tutti i giorni 10.00- 18.00
Dal 3 Novembre al 5 marzo: dal lunedì al venerdì chiuso (aperta su prenotazione telefonando al 0583/490530)
sabato e domenica 10.00- 17.00

Sagrestia della Cattedrale (con il Monumento funebre di Ilaria del Carretto)
Dal 8 marzo al 2 Novembre: dal lunedì al venerdì 9,30- 17,45
sabato 9,30- 18,45; domenica 9,30- 10,45 e 12,00- 17,00
Dal 3 Novembre al 7 marzo: dal lunedì al venerdì 9,30- 16,45
sabato 9,30- 18,45 e domenica 9,30- 10,45 e 12,00- 18,00

Informazioni
Tel. 0583/490530
www.museocattedralelucca.it - info@museocattedralelucca.it  

LUCCA CENTER OF CONTEMPORARY ART- Museo di arte contemporanea
Lucca Center of Contemporary Art si trova nel Palazzo Boccella, detto "alla Fratta", nei pressi di Piazza Anfiteatro rappresenta il risultato di un progetto di ristrutturazione e riqualificazione che ha visto la nascita di unmuseo dedicato alle arti contemporanee.
Interessante è la stessa sede del museo in quanto edificio sorto lungo il tracciato delle Mura medievali di Lucca che vede al suo interno particolari come pilastri con tracce di affreschi raffiguranti figure allegoriche, Bacco,Cerere e Sileno, e personaggi in costume seicenteschi.
Alla testimonianza storica legata alla struttura architettonica si contrappone l'allestimento delle sale bianche e asettiche predisposte per ospitare qualsiasi opera e istallazione di arte contemporanea.Particolare attenzione è data all'illuminazione esterna del Palazzo che risulta suggestiva per l'impatto e i giochi di luce.
La cornice storica di Lucca e il moderno assetto del Museo fanno del Lu.C.C.A un centro attivo e prestigioso per l'arte contemporanea.
 
Visita  www.luccamuseum.com
Indirizzoe recapiti
Lu.C.C.A- Lucca Center of Contemporary Art
via della Fratta, 36
55100Lucca
tel. +39 0583 492180
info@luccamuseum.com

MUSEO NAZIONALE DI VILLA GUINIGI
Il Museo Nazionale di Villa Guinigi trova la sua sede in uno dei più antichi edifici della città, la villa costruita a partire dal 1413 per volere di Paolo Guinigi, all'epoca Signore di Lucca, acquistata e modificata durante la Repubblica lucchese e divenuta Museo Civico nel 1924 e Museo Nazionale nel 1968. L' imponente edificio si sviluppa come corpo unico allungato con la facciata principale caratterizzata da un arioso loggiato con una successione di archi sostenuto da colonnine, espressione tipica dello stile tardo-gotico lucchese.
La ricca e interessante raccolta di opere d'arte risulta intimamente legata alla storia di Lucca e ne ricostruisce la cultura figurativa della città e del suo territorio, dall'alto Medioevo al Settecento. La suddivisione cronologica voluta dallo stesso ordinamento museografico, che facilita questo affascinante viaggio che documenta l'attività degli artisti lucchesi e stranieri che hanno operato su commissione religiosa, ma anche laica. Al piano terra si presentano importanti reperti archeologici di epoca etrusca, come i vasi cinerari rinvenuti nella necropoli etrusca scoperta nel 1982 a S. Concordio, e romana , come resti di monumenti e abitazioni.
Ai piani superiori si trovano invece capolavori duecenteschi come la Croce Dipinta di Berlinguero, quattrocenteschi come la Pietà di Matteo Civitali e cinquecenteschi come il Dio Padre fra S.Maria Maddalena e S.Caterina da Siena di Fra Bartolomeo e la Madonna con Bambino e Santi di Amico Aspertini, pittore bolognese autore degli affreschi della Basilica di S.Frediano.
La visita al Museo di Villa Guinigi termina con le opere settecentesche, tra le quali si nota l'Estasi di S.Caterina da Siena del pittore lucchese Pompeo Batoni.

Indirizzo:
Via della Quarquonia
Orario:
dal martedì al sabato: dalle ore 8.30 alle ore 19.30;
domenica: dalle ore 8.30 alle ore 13.30 (da gennaio 2010 chiuso);

giorno di chiusura
lunedì
Natale
Capodanno
1° Maggio

Fax 0583/496033

MUSEO STORICO DELLA LIBERAZIONE
Il Museo della Liberazione si trova in alcune sale di Palazzo Guinigi nel centro storico di Lucca e mette in mostra documenti, testimonianze, fotografie, cimeli e divise risalenti al periodo della Resistenza. Realizzato nel 1988 da un gruppo di reduci della Seconda Guerra Mondiale, il Museo rende omaggio alla memoria dei cittadini lucchesi che hanno contribuito alla liberazione del territorio della provincia di Lucca dall'occupazione nazista.
Una sezione dei cinque locali è adibita alla conservazione delle urne contenenti la terra dei cimiteri militari d'Italia e dei luoghi italiani dove furono compiuti eccidi nazisti come triste testimonianza di coloro che si sono sacrificati per patria.
 
Indirizzo:
Palazzo Guinigi - Via S. Andrea n. 43

Ingresso:
Gratuito

Orario:
Mercoledi e Sabato: dalle ore 15.00 alle ore 18.00
3^ Domenica del mese: dalle ore 10.00 alle ore 1.00

MUSEO DELL' ANTICA  ZECCA DI LUCCA
Il Museo dell' Antica Zecca di Lucca si trova nella Casermetta di San Donato sulle Mura della città. Oltre al percorso museale sono presenti la biblioteca, il laboratorio, un'officina storica con macchinari d'epoca e il fondo artistico Luigi Giorgi che costituiscono una preziosa realtà a testimonianza del ricco passato storico lucchese documentato da un prezioso patrimonio di documenti, monete e medaglie. La  Zecca di Lucca è infatti la più antica d'Europa e una delle più longeve: ha battuto dal 650 al 1843. Recentemente ha ripreso la propria attività coniando monete identiche a pezzi presenti nella storia di Lucca. L'obiettivo del Museo della Zecca è quello di promuovere la diffusione di un'attività storica e culturale ben radicata nella città di Lucca e fonte di grande prestigio anche a livello internazionale.

Indirizzo:
Casermetta San Donato - Mura Urbane LUCCA

Visite al museo
ORARIO
- martedì, mercoledì,giovedì, venerdì
10:00 - 12:30 / 15:00 - 18:30
- sabato edomenica: solo su appuntamento
- chiuso il lunedì

Informazioni e contatti
Centralino
Tel / Fax +39.0583.582320
Web
www.zeccadilucca.it
info@zeccadilucca.it

PINACOTECA NAZIONALE DI PALAZZO MANSI
La Pinacoteca Nazionale di Lucca hasede dal 1977 a Palazzo Mansi, uno dei più ricchi e lussuosi palazzi signorili della città, costruito tra la fine del Cinquecento e gli inizi del Seicento. Rimasto intatto al corso del tempo, molte sale conservano ancora l'arredo originario: la fastosa Camera degli Sposi costituisce un esempio del gusto barocco. Oltre alla Pinacoteca,si trovano all'interno del Palazzo un'importante raccolta di pittura lucchese, con opere di Batoni, Tofanelli, Ridolfi e Marcucci, e una collezione di tessuti, paramenti e arredi dal XVIII al XX secolo.
Il nucleo principale della Pinacoteca è costituito dall'appartamento monumentale del piano nobile dove si trovano esposte le opere donate dal granduca Leopoldo II d'Asburgo Lorena nella seconda metà del XIX secolo, i dipinti rinvenuti dalla  collezione Mansi e le acquisizioni da collezioni private. Il piano terra è adibito a mostre temporanee, mentre al secondo piano vengono  esposte opere di pittori lucchesi del secolo XIX.
A oggi, la Pinacoteca di Palazzo Mansi si presenta come un elegante spazio espositivo contenente dipinti di grande valore: la collezione spazia dal XIV al XVIII secolo e permette ai visitatori di cogliere gli aspetti di una panoramica significativa sulle maggiori scuole pittoriche, da quella toscana a quella veneta, da quella emiliana a quella fiamminga. Spiccano all'interno della collezione capolavori assoluti come il Ritratto di Alessandro de' Medici di Jacopo da Pontormo (1494-1566), il Ritratto di Don Garzia de' Medici bambino del Bronzino (1503-1572), La continenza di Scipione di Domenico Beccafumi (1486-1551), La Crocifissione tra i Santi Caterina d'Alessandria e Giulio di Guido Reni (1575-1642) e il Ritratto di Senatore veneto del Tintoretto (1518-1594).

Indirizzo:
Via Galli Tassi n.43
Orario:
Giorni feriali: dalle ore8.30 alle ore 19.30
Giorni festivi: da gennaio 2010 chiuso
Chiuso il lunedì

Fax 0583 312221
Telefono 0583583461 - 55570

ORTO BOTANICO LUCCHESE E MUSEO BOTANICO CESARE BICCHI
Istituito per volontà di Maria Luisa di Borbone, l'Orto Botanico ha conosciuto un periodo di crisi dalla prima guerra mondiale fino agli anni '50, quando l'Amministrazione Comunale ne ha iniziato il recupero e la valorizzazione. Dal 1974 l'Orto ha ripreso a svolgere tutte le sue funzioni istituzionali. Visono conservate diverse migliaia di specie vegetali dell'area mediterranea. All'Orto botanico è annesso il Museo Botanico Cesare Bicchi, attualmente non aperto al pubblico perché in fase di catalogazione. Vi sono conservati gli erbari storici (Puccinelli,Bicchi, ed altri).

Contatti:
via del Giardino botanico 14
LUCCA (LUCCA)
Telefono: 0583 583086
E-mail: ortobotanico@lunet.it

MUSEO CASA NATALE DI GIACOMO PUCCINI
La Casa natale, trasformata in museo nel 1979, è stata riaperta al pubblico il 13 settembre 2011, dopo importanti lavori di restauro, che hanno riportato l'appartamento alla sistemazione originaria, e un rinnovamento radicale dell'allestimento.
Il Museo è situato nell'appartamento, al secondo piano di un antico fabbricato nel cuore della città di Lucca, in cui è nato Giacomo Puccini il 22 dicembre 1858. In questa casa il compositore ha vissuto tutti gli anni dell'infanzia e della prima giovinezza, gli anni della familiarizzazione con la musica e degli studi sistematici, prima di trasferirsi a Milano, dove nel 1884 iniziò quella carriera operistica che ne ha fatto uno dei compositori più noti e più amati della storia. A questa casa Giacomo Puccini è rimasto sempre legato, tanto che ha voluto mantenerne la proprietà, nonostante avesse fissato altrove le sue residenze.
Il museo custodisce arredi originali, preziosi oggetti appartenuti al musicista, tra cui il pianoforte Steinway & Sons su cui compose Turandot, partiture autografe di composizioni giovanili (l'opera prima, il Preludio a orchestra riemerso nel 1999, la Messa a 4 voci del 1880) molte lettere di e a Puccini (notevoli quelle di Giulio Ricordi), quadri, fotografie, bozzetti, cimeli e documenti preziosi che documentano il lavoro del compositore, come le bozze dei libretti di Tosca e Fanciulla del West, ricchi di annotazioni autografe e abbozzi musicali. Tra i doni spicca il costume di Turandot, realizzato secondo il figurino di Umberto Brunelleschi e indossato da Maria Jeritza per la prima rappresentazione alla Metropolitan Opera di New York nel 1926.
Visite guidate
Si ricorda che al Puccini Museum - Casa natale Lucca ogni sabato alle ore 12.00 offre ai visitatori la visita guidata gratuita in italiano.

A partire da venerdì 6 giugno, ogni venerdì alle ore 12.00, nei mesi di giugno, luglio, agosto e settembre 2014, verrà offerta anche la visita guidata gratuita in inglese.
La visita guidata dura circa 1 ora. Verranno ammesse 25 persone.
Si consiglia la prenotazione.
 
Indirizzo
Corte San Lorenzo 9 - Lucca - 55100
Il museo si trova al secondo piano di una dimora storica vincolata architettonicamente.
Il museo dispone di un montacarichi utilizzabile dalle persone con disabilità motorie; il museo può fornirne una carrozzina appositamente dimensionata. Due sale non sono comunque accessibili alle persone con disabilità motorie.

Orario di apertura
biglietteria-bookshop: 9.30 - 18.30
museo: 10.00 - 18.00
chiuso il martedì
Il sabato e la terza domenica del mese (in concomitanza con il mercato antiquario) alle ore 12.00 visita guidata in italiano inclusa nel prezzo del biglietto.

Contatti, informazioni e prenotazioni
tel0583 584028
fax0583 471105

e-mailinfo@puccinimuseum.it - info@fondazionegiacomopuccini.it
Sito internet
www.puccinimuseum.org

GIPSOTECA PASSAGLIA
http://www.gipsotecapassaglia.it

Nella sede dell’Istituto d’Arte, in Piazza Napoleone è collocata una  importante gipsoteca costituita da circa cinquecento calchi in gesso tra gruppi, statue, busti, bassorilievi, ornati, anatomie e dettagli di vario genere ed epoca, dai greci ai neoclassici.
Il cospicuo patrimonio di calchi risale al tempo in cui il maestro Pietro Paolini (1603-1681), ritornato da Roma, insieme ai suoi allievi costituisce l’Accademia Lucchese di Pittura e Disegno, scuola dalla quale trae origine la gran parte della tradizione storico-artistica della città di Lucca.
La Gipsoteca è aperta al pubblico ed è visitabile gratuitamente in orario scolastico.
Da pochi mesi, presso la sede del Cantiere di via della Caserma, è stata allestita una nuova sala (anch'essa visitabile gratuitamente in orario scolastico) nella quale sono stati raccolti numerosi reperti, non ancora restaurati, facenti parte, anch'essi, dell'importante patrimonio di calchi in gesso conservati presso l'Istituto A. Passaglia.

Indirizzo: Piazza Napoleone, 29
Comune: Lucca
CAP: 55100
Telefono: 0583.492776

MUSEO DI SCIENZE NATURALI DI LUCCA C/O LICEO CLASSICO MACHIAVELLI
Nel centro storico di Lucca, Il Liceo Classico Machiavelli espone presso il Gabinetto di Storia Naturale importanti collezioni naturalistiche, composte da minerali, fossili, rocce, conchiglie, insetti, uccelli e reperti faunistici, provano l'attività scientifica sviluppata dallo Studio Universitario lucchese durante lo scorso secolo.
Tra gli elementi della collezione risulta interessante la raccolta di circa 600 strumenti scientifici, tra i quali si conservano pezzi antichi ed estremamente rari. Ulteriore particolarità è costituita dalla presenza di due mummie mantenute integre all'interno del Museo: una donna e un bambino risalenti al VIII secolo a.C.

Gabinetto di Storia Naturale del Liceo Machiavelli, Via degli Asili, 35- Lucca
Telefono
0583 496471
Fax
0583-495202
E-Mail
machiavelli.paladini@lunet.it

REAL COLLEGIO DI LUCCA
Il Real Collegio di Lucca vanta una storia di oltre duecento anni ed ha sede in quello che era stato l’antico convento della basilica di S. Frediano, le cui origini risalgono al VI secolo. Sulle fondamenta del primo edificio sacro voluto dal Santo, e a più riprese aumentato, la basilica ebbe la sua conclusiva configurazione agli inizi del XII secolo. Le prime notizie di una canonica di S. Frediano, che nel secolo successivo adottò la regola di S. Agostino, risalgono già al 1046. Per la sua importanza, dalla canonica dipendevano, al periodo, una serie di chiese tra le quali in Roma S. Giovanni in Laterano e S.ta Croce in Gerusalemme. Nel 1517 il priorato dei Canonici di S. Frediano venne unito alla Congregazione dei Canonici Lateranensi e la chiesa e il monastero passarono sotto la giurisdizione della Congregazione riformata di S.ta Maria di Fregionaia. Nel tempo il monastero antico è stato profondamente trasformato e l’organismo originatosi per accrescimenti successivi è stato in gran parte uniformato nel corso del secolo XVII con l’innalzamento dei due grandi chiostri che prospettano le mura urbane. Nel susseguirsi dei percorsi coperti con strutture voltate si è tuttavia conservato pressoché inalterato il terzo e più antico chiostro di S.ta Caterina, in collegamento con Piazza S. Frediano, le cui origini si possono fare risalire al secolo XIII. La storia del Real Collegio di Lucca può dirsi iniziata a partire dal 1770, con la soppressione del convento di Fregionaia e la devoluzione dei suoi beni all'Ospedale della Misericordia. La Repubblica Lucchese valutò infatti la possibilità di istituire uno “Studio universitario” nella città e a questo fine nel 1779 propose a Papa Pio VI la soppressione del monastero di S. Frediano. L'incameramento dei beni fu accordato con la bolla del 19 luglio 1780, attraverso la quale si disponeva che il patrimonio della comunità lateranense di S. Frediano fosse impiegato per la costituzione del nuovo istituto. Nel 1783 il Consiglio nominò una commissione per provvedere all'organizzazione di tale Università. L’inaugurazione avvenne nel 1785 ma i primi concreti sviluppi si avviarono solo nel 1802, grazie ad alcuni lasciti destinati alla pubblica istruzione. E’ in questo periodo, sul volgere del Settecento, che venne edificato lo stabile sull’attuale via della Cavallerizza, destinato a sede della Biblioteca Pubblica, translata circa un secolo dopo nell’ex Convento di S.ta Maria Corteorlandini nell’attuale sede della Biblioteca Statale di Lucca. Con la caduta della Repubblica Lucchese, nel 1805 il governo Baciocchi avviò la riforma degli ordinamenti scolastici e con il decreto del 28 novembre il principe Felice, marito di Elisa Buonaparte, fondò il Collegio Felice, dopo aver riorganizzato l’Università, l’Accademia di Belle Arti e le scuole secondarie. Questo venne aggregato al preesistente Seminario arcivescovile, in modo che seminario e collegio fossero due sezioni, ecclesiastica e laica, di uno stesso istituto. Con successivi decreti, Università e scuole secondarie furono riunite in un unico corpo intitolato Collegio e Liceo Felice, stabilito nell’ex convento di S. Frediano. L'istituto così organizzato entrò in possesso dell'antico patrimonio monastico, aumentato con una dotazione di beni demaniali e, il 4 giugno 1814, venne infine ribattezzato Collegio Nazionale. Con la Restaurazione, nel 1819 furono apportate nuove riforme dal governo di Maria Luisa di Borbone, quando l'istituto si scisse in due parti. Le scuole primarie e secondarie rimasero, assieme a un convitto, nello stabile di S. Frediano, mentre l'insegnamento universitario, opportunamente rivisitato, fu trasferito nel vicino palazzo Lucchesini, attuale sede del Liceo Classico. Il primo istituto ebbe nome di Real Collegio Carlo Lodovico, l'università si intitolò Liceo Reale. Il Real Collegio Carlo Lodovico dei Borboni divenne poi Collegio Ferdinando dopo l'annessione al Granducato di Toscana (1847), continuando a fiorire sotto il Regno d'Italia. Nel suo corso, tra gli allievi più illustri, Giuseppe Giusti, Guglielmo Acton e Cesare Sardi e, tra i docenti, Lazzaro Papi e Luigi Fornaciari. Nel nuovo regolamento del Real Collegio, approvato con Regio Decreto del 27 febbraio 1896, si riconosce che questo è “un Ente morale, autonomo, dotato di patrimonio suo proprio, che ab origine era destinato alla pubblica istruzione della città”. La sua gestione venne affidata ad un Consiglio di Amministrazione che durava in carica per tre anni, ed era composto da due membri designati dal Provveditorato agli Studi, due nominati dall'Amministrazione Provinciale, e uno da quella Comunale; nel loro seno, i membri del Consiglio eleggevano il Presidente. L’azione educativa del Real Collegio ha rappresentato per centocinquanta anni una realtà di primo piano per la società lucchese, anche se va riconosciuto che il suo percorso formativo ha trovato discepoli ben oltre il panorama locale. Il suo declino segue quello di analoghe istituzioni in tutta Italia e nel 1938 venne decretata la sua soppressione come convitto. Da allora si è limitato all'amministrazione dei beni di proprietà, ovvero il complesso immobiliare dell’ex Convento di S. Frediano, che negli anni ha ospitato istituti scolastici cittadini e varie associazioni culturali.
Ricerca Storica D.ssa Serena FERRETTI
 
Indirizzo
p.zza del Collegio, 13
55100 - Lucca (LU)
tel. +39.0583.494543
cell. +39.3483187633
fax. +39.0583.494543
e-mail: info@realcollegiolucca.it

VILLA - MUSEO GIACOMO PUCCINI
Comprata nel 1899, il restauro della Villa fu terminato nella primavera del 1900. Il musicista già da alcuni anni si era stabilito sulle rive del lago. Adesso la Villa di Puccini a Torre del Lago è  una casa museo.
Gli ambienti ben conservati contengono testimonianze e cimeli di ogni tipo e confermano il dignitoso stile di vita di un genio che preferiva il quieto vivere al lusso. Nella cappella si trova la tomba di Puccini e della sua famiglia, in un'altra stanza sono conservati i fucili da caccia, i manoscritti e nel salone il suo pianoforte.

Contatti:
viale Puccini 266
Torredel Lago Puccini
VIAREGGIO (LUCCA)
Telefono:0584-341445
E-mail: case.puccini@tin.it
www.giacomopuccini.it/

CASA MUSEO DEI PUCCINI
Forse non tutti sanno che Giacomo Puccini, le cui opere sono fra le più amate ed eseguite in ogni angolo del mondo, è l’ultimo esponente di una lunga dinastia musicale che, di padre in figlio, si è perpetuata per ben cinque generazioni; ne fu capostipite quel Giacomo, o Jacopo, Puccini che vide la luce Il 26 gennaio del 1712 in una grande e già allora antica casa nel piccolo paese di Celle di Pescaglia dal quale, ancor giovanissimo, si trasferì a Lucca dove, dopo gli studi musicali compiuti a Bologna, giunse presto al vertice dell’organizzazione musicale cittadina come organista in Cattedrale e Maestro della Cappella di Palazzo; a lui seguirono Antonio, Domenico e Michele, padre di Giacomo e ultimo Puccini musicista in Lucca. La casa di Celle, con i suoi terreni, rimase di proprietà della famiglia e solo dopo la prematura morte di Michele Puccini la moglie Albina fu costretta a venderla per sostentare la sua numerosa famiglia. Giacomo dunque durante la sua infanzia vi poté trascorere con gioia e spensieratezza i periodi di vacanza ed il piccolo borgo di Celle gli rimase sempre nel cuore tanto che il suo ricordo riaffiora sovente nelle lettere scritte alla sorella Ramelde. Vi si recò per l’ultima volta il 26 ottobre 1924, poco più di un mese prima dalla sua morte, per una cerimonia in suo onore nel corso della quale fu apposta una lapide sulla facciata della casa degli avi, quella casa che nel 1973 è tornata ad essere “la casa dei Puccini”. Grazie alla generosità delle figlie di Ramelde, Albina e Nelda che donarono molti e preziosi cimeli, e alla sensibilità dell’Associazione Lucchesi Nel Mondo che ne acquisì la proprietà, l’antica dimora dei Puccini è divenuta un museo che nel corso degli anni si è arricchito e migliorato fino all’ultimo completo riallestimento avvenuto nel 2008, in occasione delle celebrazioni per il 150° anniversario della nascita di Giacomo Puccini, e fino alle ultime preziose acquisizioni; risalgono infatti rispettivamente al 2009 e al 2010 le donazioni, da parte delle pronipoti del Maestro, di 13 lettere e di 13 manoscritti musicali autografi contenenti abbozzi per la stesura di Le Villi e di Edgar.
Il museo Puccini di Celle, vera e propria casa-museo, è costituito da sette sale, situate su due piani, al cui interno sono esposte fotografie, lettere e manoscritti musicali autografi e preziosi oggetti appartenuti al Maestro attraverso i quali è possibile ripercorrere la sua vicenda umana ed artistica. Entrando nell’ampio salone che funge da ingresso si avverte immediatamente la sensazione di calarsi nella storia: il grande albero genealogico della famiglia Puccini e i ritratti degli antenati (Giacomo senior, Antonio e Domenico) posti sulla parete di sinistra ci riportano indietro nel tempo e ci danno l’esatta percezione di trovarci nel luogo di origine di una lunga vicenda. Subito dopo lo sguardo del visitatore è attratto da un pianoforte, quello sul quale Puccini compose parte di Butterfly; sopra, appesa alla parete, è esposta la corona d’alloro che Giacomo portò al capezzale della madre ormai morente e che gli era stata donata dopo il successo della sua prima opera, Le Villi, andata in scena per la prima volta al Teatro Dal verme a Milano il 31 maggio 1884.
Nel salone, dove insieme ad altri preziosi cimeli è esposta anche la poltrona preferita da Giacomo Puccini e il grammofono che gli fu donato da Thomas Alva Edison, durante il periodo primavera-estate viene allestita ogni anno una mostra a tema.
Nella sala successiva sono conservati i mobili che costituivano la camera da letto di Michele Puccini e Albina Magi nella loro casa in Via di Poggio a Lucca: la toilette, il comò con la sua specchiera, un comodino e il letto matrimoniale nel quale il 22 dicembre 1858 nacque Giacomo. Di particolare interesse il quadro posto a capoletto attribuito al pittore settecentesco Giuseppe Antonio Luchi detto il Diecimino.
Passando per la cucina, la stessa di due secoli fa, per una scala in legno si accede al piano superiore. La prima sala è dedicata alla famiglia di Giacomo: vi sono esposti i ritratti dei genitori, e quelli delle sorelle e del fratello Michele, ma anche quelli dello zio materno Fortunato Magi, anch’egli valente compositore, e del cugino di Michele, Nicolao Cerù, che contribuì a sostenere economicamente gli studi di Giacomo a Milano. È a questo periodo, e all’esito degli esami al Conservatorio, che risalgono e si riferiscono le lettere scritte alla mamma esposte nel pannello insieme a quelle inviate al fratello Michele al quale Giacomo raccomanda impegno nello studio. Nella saletta a destra sono collocati alcuni oggetti di famiglia: il vestito con il quale Giacomo fu battezzato, il lettino, la scrivania alla quale lavorava il padre, la macchina da cucire e la scatola in legno per i lavori di cucito della madre. Nella bacheca sono esposti il cosiddetto “Codice di Celle” (un manoscritto del XVIII secolo che faceva parte della biblioteca di famiglia), una serie di tre manoscritti di Giuseppe Carretti, maestro di Giacomo Senior e del figlio Antonio a Bologna, un trattato di Michele Puccini, alcuni manoscritti autografi del fratello, uno dei quali contenente la “Gavotta” riversata da Giacomo nel secondo atto di Tosca, e poi ancora la riduzione per pianoforte a quattro mani dell’ultimo tempo del Quartetto in re e quella per pianoforte solo del Minuetto in la maggiore.
La terza sala è dedicata all’affettuoso rapporto che si instaurò fra Giacomo Puccini e la sorella Ramelde, il cognato Raffaello Franceschini e le loro tre figlie, ma anche all’amore che il musicista serbò sempre per il piccolo borgo che aveva dato i natali al suo trisavolo. Nel primo pannello sono esposti i ritratti di Ramelde, di suo marito Raffaello Franceschini e delle loro figlie, alcune foto di Giacomo con dedica, una sua scherzosa lettera al cognato ed altre alla sorella in alcune delle quali vi sono riferimenti al proprio lavoro e alla rappresentazione di sue opere. In quella inviata il 13 luglio 1887 da Caprino Bergamasco parla della composizione di Edgar mentre le altre si riferiscono a Bohème, Butterfly e Fanciulla del West, opere delle quali, esposti nelle due bacheche piccole, si possono ammirare gli spartiti con le dediche autografe di Giacomo. Nella bacheca grande sono invece esposti manoscritti con parti e abbozzi autografi di Le Villi e di Edgar. Il secondo pannello è dedicato principalmente alla grande passione di Giacomo per la caccia e al suo interrese per la modernità con quella particolare predilezione che egli ebbe per i mezzi di trasporto. Alle caricature che Giacomo fece di se stesso e del cognato, seguono alcune cartoline postali indirizzate a quest’ultimo nelle quali il musicista parla dell’attività venatoria e fissa il consueto appuntamento per una battuta nelle terre del Marchese Ginori sul lago di Massaciuccoli; vi è poi una lettera del 1895 interamente dedicata alla bicicletta, ed una foto che lo ritrae al centro di un gruppo di ciclisti a Pescia. Ma la bicicletta si rivelò ben presto un mezzo di trasporto antiquato e nel 1901 Giacomo Puccini acquistò la sua prima automobile e la passione per le quattro ruote lo accompagnò per tutta la sua vita; delle auotmobili, e dell’incidente occorsogli il 25 febbraio del 1903 (documentato dalle foto scattate dall’amico Alfredo Caselli), si parla in alcune lettere esposte. Infine nella lettera inviata alla sorella da Losanna il 20 settembre 1910 troviamo una “cronaca” dettagliata ed appassionata del volo di prova che Chavez compì per effettuare la prima trasvolata delle Alpi al quale Giacomo assistette dal Passo del Sempione che aveva raggiunto con la sua automobile attratto dall’eccezionale evento.
L’ultimo pannello ci racconta del rapporto affettivo di Giacomo con le tre figlie di Ramelde e con il paese di Celle dove i coniugi Franceschini trascorrevano i periodi di vacanza in una casa di loro proprietà. Nelle lettere esposte Giacomo si rivolge in modo scherzosamente affettuoso alle “care bambore”, ed in particolare ad Albina, ed esprime il suo desiderio di recarsi nel piccolo paese dove aveva trascorso le estati felici della sua infanzia. Nell’ottobre del 1909 da Bruxelles così scriveva a Ramelde:“Quando ritorno a casa verrò verso Pedogna (la valle che conduce a Celle) mi venga anche la rogna se questo non farò”
Come testimoniano le belle foto-cartolina esposte, a Celle Giacomo Puccini tornerà per l’ultima volta in visita ufficiale il 26 ottobre 1924, poco più di un mese prima della sua morte avvenuta proprio a Bruxelles.

Il Museo Pucciniano di Celle è visitabile tutti i giorni
con apertura su prenotazione.
Per informazioni e prenotazioni: lucchesinelmondo@virgilio.it
oppure telefonando ai seguenti numeri:
0583/467855 - 0583/359488 - 347/6746398 - 347/4226189

ANTIQUARIUM MASSAROSA
Colline, borghi, pianura, olivi, lago… sono le tessere del mosaico che vanno a comporre il territorio del Comune di Massarosa.
La molteplicità dei paesaggi rende questo luogo unico nel suo genere in ambito versiliese.
Di questa peculiarità già si erano accorti gli antichi abitanti e i viaggiatori del passato, che proprio sul territorio di Massarosa hanno lasciato importanti tracce del loro passaggio.
A Massaciuccoli, in particolare, piccola perla nascosta nel folto degli olivi che si rivela allo sguardo dopo un percorso tortuoso fatto di un susseguirsi di curve, il popolamento del sito risale ad ancor prima dell’occupazione romana; segno tangibile, questo, dell’indiscutibile attrattiva che il luogo riveste da tempo immemorabile.
La fortuna di questo piccolo insediamento in epoca romana è da ricondursi alla sua collocazione geografica, che lo vede felicemente adagiato sulle rive dell’omonimo lago e in un ambiente dal clima particolarmente dolce.
In un connubio straordinario ed inscindibile, i resti di costruzioni romane si inseriscono nel più ampio contesto del Parco Naturale di Migliarino San Rossore Massaciuccoli. L’area del lago di Massaciuccoli, che conserva intatta la sua naturale e selvaggia bellezza, è la più grande zona umida della Toscana; tra le più rinomate località italiane di interesse ornitologico fin dal secolo scorso, quando il maestro Giacomo Puccini prendeva parte a grandi battute di caccia alla folaga e alle anatre, oggi la sponda orientale del lago, di pertinenza massarosese, si presenta come habitat ideale per la sopravvivenza di rare specie vegetali e come una grande oasi naturale per il birdwatching con oltre 260 specie di uccelli censite e protette.
La ricchezza di questo territorio, quindi, si esprime certamente nel valore naturalistico e ambientale da tutelare e preservare, ma anche e soprattutto nel patrimonio archeologico di grande pregio e di assoluta originalità per il contesto versiliese.
Colline, borghi, pianura, olivi, lago… sono le tessere del mosaico che vanno a comporre il territorio del Comune di Massarosa.
La molteplicità dei paesaggi rende questo luogo unico nel suo genere in ambito versiliese.
Di questa peculiarità già si erano accorti gli antichi abitanti e i viaggiatori del passato, che proprio sul territorio di Massarosa hanno lasciato importanti tracce del loro passaggio.
A Massaciuccoli, in particolare, piccola perla nascosta nel folto degli olivi che si rivela allo sguardo dopo un percorso tortuoso fatto di un susseguirsi di curve, il popolamento del sito risale ad ancor prima dell’occupazione romana; segno tangibile, questo, dell’indiscutibile attrattiva che il luogo riveste da tempo immemorabile.
La fortuna di questo piccolo insediamento in epoca romana è da ricondursi alla sua collocazione geografica, che lo vede felicemente adagiato sulle rive dell’omonimo lago e in un ambiente dal clima particolarmente dolce.
In un connubio straordinario ed inscindibile, i resti di costruzioni romane si inseriscono nel più ampio contesto del Parco Naturale di Migliarino San Rossore Massaciuccoli. L’area del lago di Massaciuccoli, che conserva intatta la sua naturale e selvaggia bellezza, è la più grande zona umida della Toscana; tra le più rinomate località italiane di interesse ornitologico fin dal secolo scorso, quando il maestro Giacomo Puccini prendeva parte a grandi battute di caccia alla folaga e alle anatre, oggi la sponda orientale del lago, di pertinenza massarosese, si presenta come habitat ideale per la sopravvivenza di rare specie vegetali e come una grande oasi naturale per il birdwatching con oltre 260 specie di uccelli censite e protette.
La ricchezza di questo territorio, quindi, si esprime certamente nel valore naturalistico e ambientale da tutelare e preservare, ma anche e soprattutto nel patrimonio archeologico di grande pregio e di assoluta originalità per il contesto versiliese.

area archeologica "Massaciuccoli romana"
padiglione espositivo "Guglielmo Lera"
via Pietra a Padule - località Massaciuccoli
Massarosa LU
Tel. (0584) 974550

ORARI DI APERTURA  DEL PADIGLIONE ESPOSITIVO “G. LERA”
Periodo invernale (19 novembre - 9 marzo)
area archeologica "Massaciuccoli romana"
padiglione espositivo "Guglielmo Lera"
via Pietra a Padule - località Massaciuccoli
Massarosa LU
Tel. (0584) 974550

CASA - MUSEO G. CARDUCCI
Giosuè Carducci, il famoso poeta italiano cui fu assegnato nel 1906 il premio Nobel per la Letteratura, nacque a Valdicastello il 27 luglio 1835.
L’abitazione della famiglia è costituita dalle quattro stanze del fabbricato collocate dalla parte del torrente. Nella casa-museo sono presenti arredi, ricordi e pannelli illustrativi relativi alla vita. Dal 1907, anno della morte del Poeta, il Comune di Pietrasanta ha organizzato manifestazioni e commemorazioni solenni. Si ricordano i convegni “Carducci poeta” nel 1985, “Carducci politico” nel 2005, "Carducci e la Toscana" nel 2006 per il centenario del Premio Nobel e "Carducci europeo" nel 2007 a 100 anni dalla morte. Inoltre nel 1950 è stato istituito il Premio Nazionale di Poesia “Giosue Carducci”.
Nel 1838 la Famiglia si trasferì a Castagneto e nel 1849 a Firenze, lasciando così la casa di Valdicastello, dove Carducci tornò più volte. Giosue Carducci ritornò in Versilia tre volte. La prima il 16 giugno 1877 quando effettuò un’ispezione per conto del Ministero della Pubblica Istruzione al Liceo di Massa, in quella occasione descrisse in due lettere il suo amore per la sua città natale. Vi tornò il primo marzo 1890, quando si recò a vedere la propria casa natia a Valdicastello.  Ultima visita fugace a Pietrasanta fu quella del 29 marzo dello stesso anno. Carducci morì a Bologna il 26 febbraio 1907; un mese dopo il Consiglio Comunale di Pietrasanta lo commemorò nel chiostro di S. Agostino. La casa natale fu dichiarata monumento nazionale e nel 1912 acquistata dal Comune. Nel 1950, su richiesta del Comune, un decreto del Presidente della Repubblica autorizzò il paese all’adozione del nuovo nome Valdicastello Carducci.

Orario invernale: martedì ore 9-12, sabato e domenica ore 15-18.
Orario estivo: dal martedì alla domenica ore 17-20.
Contatti:
via Valdicastello
Valdicastello Carducci
PIETRASANTA (LUCCA)
Telefono: 0584 795500; 0584 795501
E-mail: istituti.culturali@comune.pietrasanta.lu.it
www.comune.pietrasanta.lu.it/

MOSTRA DIDATTICA ARCHEOLOGICA
La mostra è stata inizialmente ospitata nei locali della ex Casa del Fascio, sede anche della biblioteca comunale. Sono in corso i lavori di allestimento della nuova sede nell'ex Istituto Cavanis.
L'esposizione, annessa alla Biblioteca comunale, è stata costituita al fine di conservare in loco i materiali provenienti dalle ricerche archeologiche sul territorio.
Gli oggetti, raccolti in sei vetrine, provengono da scavi di superficie: industria litica dal peribacino di Bientina e materiali d'età romana dagli insediamenti dell'alveo del lago. Nell'ottobre del 1997 sono riprese le ricerche sul territorio con conseguente aumento del numero dei reperti conservati. Anche nel 1999 sono stati effettuati scavi in località Fossa Nera, con la scoperta di una nuova fattoria.
La galleria conserva una collezione di minerali e fossili donata al comune.

Orario:
la mostra didattica archeologica è chiusa, essendo in fase di allestimento la nuova sede.
Contatti:
via Roma 121
PORCARI (LUCCA)
Telefono: 0583 211832
E-mail: biblioteca@comune.porcari.lu.it
 
MOSTRA PERMANENTE ARCHEOLOGICA "IL MESOLITICO"
Si tratta di una raccolta di reperti del mesolitico, rinvenuti nel territorio della Garfagnana, allestita con criteri didattici e con la consulenza dell’Istituto di Antropologia e Paleontologia dell’Università di Pisa.

Contatti
Indirizzo: Via Vallisneri 10, CASTELNUOVO DI GARFAGNANA  55032  (LU)
Tel. 058362

MUSEO ARCHEOLOGICO DI CAMAIORE
ll Museo Archeologico di Camaiore, attualmente chiuso per lavori di ampliamento e nuovo allestimento, è ospitato al piano terreno e semi-interrato del Palazzo Tori Massoni che fu costruito dalla famiglia camaiorese degli Orsucci alla fine del ‘500.  Vi sono conservati reperti archeologici di epoca preistorica, etrusca, romana, medievale e rinascimentale. Tutti i materiali provengono sia da regolari campagne di scavo effettuate dal museo, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica e con vari Istituti Universitari, sia da raccolte di superficie effettuate dal Gruppo Archeologico di Camaiore. Tra i reperti risalenti al Paleolitico sono di particolare interesse il calco del femore di un bambino neandertaliano proveniente dalla Buca del Tasso e l’abbondante strumentario in pietra proveniente da Grotta all’Onda e dal Lago di Massaciuccoli. Il Neolitico e l’Età del Rame sono rappresentati da numerosi frammenti di vasi, oggetti in osso, ornamenti in conchiglia, utensili in selce, ossidiana e rame. Sono presenti ricostruzioni di immanicature di strumenti e riproduzioni di parti di abitazioni e sepolture che aiutano a comprendere meglio i vari aspetti della vita quotidiana dei popoli più antichi. Per quanto riguarda l’Età etrusca e l’Età romana sono presenti alcuni dei numerosi reperti provenienti dal sito dell’Acquarella, un insediamento che ha conosciuto diverse fasi di occupazione, dal periodo etrusco tardo-arcaico, attraverso tutta l’epoca romana, fino al periodo altomedievale, ma che è stato utilizzato soprattutto tra il II-I secolo a.C. e il IV-V secolo d.C.. Si tratta di una fattoria della quale per ora è stata messa in luce soltanto la parte adibita alla spremitura delle olive e sono state riconosciute le vasche per la raccolta e la decantazione dell’olio, il torchio per la spremitura e un magazzino con grandi contenitori in terracotta. Tra i materiali sono da segnalare i laterizi che componevano un pavimento in opus spicatum, i resti di condutture in piombo e il basamento in travertino di uno dei sostegni in legno del torcolarium (l'ambiente adibito alla spremitura delle olive). Abbondante anche la ceramica medievale, sia da mensa che da cucina, trovata nei castelli del territorio di Camaiore o venuta in luce durante i lavori di scavo effettuati nell’area urbana, in particolare nel sottosuolo dello stesso Palazzo Tori Massoni. Numerosi sono soprattutto i ritrovamenti di vasellame in maiolica (arcaica, policroma fiorentina, italo-moresca, ligure) e ceramica ingobbiata. Da alcuni anni il museo lavora ad un progetto relativo alla fruizione di tre aree archeologiche sulle quali vengono effettuate ogni anno regolari campagne di scavo: l’insediamento preistorico di Grotta all’Onda, la villa romana dell’Acquarella e l’insediamento medievale di Montecastrese. I tre siti andranno a far parte di un percorso archeologico-naturalistico attrezzato che si snoderà lungo il corso del Torrente Lombricese. L’attività didattica svolta dal museo è rivolta sia alle scuole del Comune di Camaiore sia a quelle di tutta la Versilia : vengono proposti percorsi e laboratori didattici a tema archeologico, artistico e naturalistico che illustrano l’evoluzione dell’uomo, del territorio e delle attività umane locali inquadrandole nella storia evolutiva delle civiltà del Mediterraneo. Il programma prevede anche numerosi laboratori di archeologia sperimentale che permettono una diretta comprensione delle tecnologie antiche, la visita guidata su alcuni tratti della Via Francigena nel territorio camaiorese e diverse escursioni naturalistiche sia sulla spiaggia costiera che nella zona montana interna per osservare i diversi ecosistemi ambientali. Informazioni di dettaglio sulla preistoria e sulla storia locale, nonchè sui più importanti siti archeologici e monumenti, sono consultabili al seguente indirizzo Internet: http://www.beniculturali.provincia.lucca.it/luccaterre/

Per informazioni: museo@comune.camaiore.lu.it
Orario Uffici:
Da Lun. a Ven.: 9:00- 13:00
Lun. e Mer.: 15:00 - 18:00
Orario apertura Laboratorio Didattico del Museo Archeologico (su prenotazione):
daLun. a Ven.: 9:00 - 13:00.
Possibilità di concordare anche orari pomeridiani

CASA - MUSEO PASCOLI
La "casa di Castelvecchio" è avvolta da muri e fronde, al riparo di voci che non siano quelle degli uccelli e delle acque. Guarda, in fondo al viale, il campaniletto merlato di San Nicolò, due cipressi e, in lontananza, la "liscia Pania", il Forato e il "monte Gragno molle di velluto" che, inondati d'azzurro o tormentati dalla bufera, perennemente le offrono compagnia.
Giovanni Pascoli l'acquistò nel 1902 con il ricavato delle medaglie vinte ad Amsterdam nei certami di poesia latina. Dopo averci trascorso le vacanze alcuni anni, da quel momento la settecentesca villa della Bicocca divenne finalmente sua e la pianta d'erba cedrina, tanto amata dalla madre, poté affondare sicura le radici nella terra, senza più vagare di città in città. Una casa che alle spalle ha l'edera dai capi fioriti, la piazzetta d'ingresso e la cappella, con l'urna scolpita dal Bistolfi dove riposano il Poeta e la sorella Maria. Una villa con il giardino, l'orto, il vigneto, la limonaia scherzosamente denominata il "Colosseo", l'altana con curiose bifore, due campane e l'arnia per le api.
Di là si vede Barga, si percepisce la sua "ora", si colgono il respiro dell'Appennino e il significato della scelta di chi cercava, in un paesaggio come questo, sostegno e ispirazione per coltivare la religione della poesia. Tale affettuoso rapporto, stabilitosi tra Pascoli e la Val di Corsonna, si è perpetuato fino ad oggi e coinvolge quanti giungono a respirare l'aria di Castelvecchio. L'opera di chi ebbe la responsabilità di proteggere e far vivere le memorie pascoliane ha compiuto il miracolo. La restituzione di una realtà che consente alla poesia di essere riconosciuta e di commuovere, allontana il pericolo di vedere un mondo ricco di significati trasformato in una raccolta di oggetti senza più anima. La presenza di Giovanni Pascoli, benché invisibile, è qui ovunque avvertibile. Si entra nella "casa" salendo una scala a doppia rampa. Gian Luigi Ruggio in Castelvecchio Pascoli: La Casa del Poeta. Ricordi e presenze così presenta i due piani abilitati: «Il primo piano si compone di un arioso ingresso è, a sinistra di esso, della cucina, del salotto da pranzo e da un'altra stanzetta attigua, ex studiolo di Mariù, attualmente sede dell'archivio, contenente i manoscritti autografi del Poeta, materiale che assomma a oltre 61.000 documenti. Il secondo piano si compone di una grande sala, ovvero lo studio del Poeta, di due salette più grandi, adibite a biblioteca e di un salotto da cui si accede ad una terrazza coperta, la cosiddetta "Altana", da cui si gode una bellissima e ariosa vista panoramica, e da tre camere da letto, una delle quali - la stanza di Bologna - destinata agli ospiti .» La villa subì nel tempo numerosi restauri senza tuttavia perdere le caratteristiche primitive. Le stanze più integre risultano la cucina, la sala da pranzo e le camere da letto, del Poeta e di Maria. L'archivio, uno dei più ricchi d'Italia, dopo un primo ordinamento di Mariù, fu sistemato definitivamente dal prof. Mario Donadoni. La biblioteca di ben 10.00 volumi fu invece ordinata dalla prof.ssa Maria Ghirlanda. Dal 1960 questo patrimonio di valore inestimabile, dietro richiesta è aperto alla consultazione di quanti vogliono studiare Pascoli e la sua età.  La cucina è la stanza di maggior fascino perché consente di respirarvi il clima di quando la famiglia era sacra e intorno al focolare ci si riuniva come ad un rito. Gli arredi e gli oggetti indispensabili perché a grandi e piccoli non mancassero l'acqua, il fuoco, il riposo, e di che sostenersi ci sono tutti: i fornelli, l'acquaio, il tavolo, le sedie di legno col fondo di paglia, la brocca, la secchia, il paiolo, i testi per i necci, la leccarda per gli arrosti, le molle, le pentole, il caldano, gli scaldini e, sulle pareti, i "rami" lucenti. Come accennato, dopo la morte del Pascoli, la casa subì numerose variazioni, anche nell'uso di alcuni vani. Ovunque però si perpetuò l'antico sentire, fatto di semplicità, ma anche di sfolgorante grandezza. La casa alterna infatti gli oggetti modesti e familiari della cucina a presenze materiali che rivelano le sublimi virtù del genio, come le tre scrivanie che, nella medesima stanza, accoglievano le creazioni in poesia italiana, latina e la stesura dei saggi danteschi. Per immagini si colgono infine sopra i mobili e lungo le parte i gusti, gli atteggiamenti, la moda, la sensibilità, le curiosità di un'epoca, che il Poeta immortalò con la sua macchina fotografica. Sono squarci di paesaggi ormai d'un giallo sbiadito, ravvivati qua e là dall'accorata presenza di oggetti liberty, dai ricami di Mariù, dall'arte di Plinio Nomellini, Tullo Golfarelli, Vittorio Corcos, Adolfo Tommasi, Alberto Magri e, nella cappella dove Giovanni Pascoli e la sorella Maria riposano, dagli affreschi di Adolfo Balduini.

ORARI DI APERTURA DELLA CASA MUSEO:
dal 1 Ottobre al 31 Marzo:
Martedì 14.00 - 17.15
Da Mercoledì a Domenica 9.30 - 13.00 / 14.30 - 17.15
Dal 1 Aprile al 30 Settembre:
Martedì 15.00 - 18.45
Da Mercoledì a Domenica 10.30 - 13.00 / 15.00 - 18.45
Per informazioni tel. 0583 766147
www.sistemamusealemediavalledelserchio.it

MUSEO CIVICO DEL TERRITORIO DI BARGA
Il Museo Civico del Territorio di Barga costituisce uno strumento didattico per la comprensione delle realtà storiche del territorio e della sua evoluzione.
Le due sale, di prossima inaugurazione, la prima relativa agli aspetti geologicie paleontologici e la seconda riguardante l'archeologia, vogliono infatti dare una sintetica immagine delle vicende del territorio fino alla colonizzazioneromana della Valle del Serchio.
La sezione geologica presenta le caratteristiche del territorio con le stratigrafiedelle roccie e le indicazioni relative alle fasi evolutive della sua formazione, vengono inoltre presentate ricostruzioni di ambienti, con indicazioni sulla flora e sulla fauna presenti nei vari periodi; i reperti in mostra provengonoper la massima parte da ritrovamenti effettuati nell'area di Barga.
La sezione archeologica inizia con il delineare la presenza dell'uomo nellazona all'indomani delle glaciazioni, dà indicazioni, anche mediante ricostruzioni di carattere didattico, sull'ambiente, sulle abitudini e gliusi dei primi abitanti, presentando una serie di strumenti litici che costituivano il loro corredo di attrezzi ed utensili (selci ritrovate a Piazzana); successivamente,con l'età dei metalli, si potrà comprendere l'evoluzione delle caratteristiche della vita, delle usanze funebri, esemplificate con le scoperte archeologiche nella Valle. Il periodo etrusco mostra la presenza dell'insediamentocon particolare riferimento ai rapporti economici con zone contermini, fattoquesto testimoniato dal rinvenimento di reperti provenienti da altre aree.
Il mondo dei Liguri è riccamente documentato a testimonianza della presenza di questa popolazione che ha lasciato le più consistentitracce di carattere archeologico sul territorio, sono infatti presentati nel Museo i corredi provenienti dalle tombe di Castelvecchio Pascoli e Valdi Vaiana, quest'ultima viene ricostruita nella sala con gli elementi lapidei originali.
GLI ASPETTI GEOLOGICI E PALEONTOLOGICI
L’evoluzione geologica e paleontologica di una regione si compie attraverso lente trasformazioni. Queste si realizzano in tempi estremamente lunghi, spesso in milioni di anni, e sono di enorme portata. Per questo, al fine di indagare la storia del territorio barghigiano, è necessario inquadrarla nella più estesa problematica dell’evoluzione dell’appennino settentrionale e delle zone collegate. Le informazioni necessarie alla ricostruzione della situazione geologica e paleogeografica si traggono dallo studio delle rocce e dai fossili in esse contenuti si desumono notizie sulle più antiche forme di vita vegetale e animale.
Il Paleozoico
Durante l’era geologica detta Paleozoico o primario, si formarono le rocce che oggi affiorano nel nucleo delle Apuane e sui monti pisani. In quest’ultima località, negli “scisti di S. Lorenzo” (di età permo-carbonifera, circa 280 milioni di anni), è stata recuperata una ricca flora. Il tipo di vegetazione e l’abbondanza del suo sviluppo fanno pensare ad un clima decisamente tropicale, caldo e umido, che favorì lo sviluppo di rigogliose foreste con flore prevalentemente palustri (Licopodiali ed Equisetali) in ambienti deltizi e lagunari, mentre le zone più rilevate erano caratterizzate da una flora di ambiente più secco (Felci e Pteridosperme). Felci del Primario sono esposte nel museo come documento di una situazione della quale fu partecipe anche l’area occupata dalla nostra regione.
Il Mesozoico
Durante il primo periodo dell’Era mesozoica (il Trias), in tale area il clima subì un inaridimento. Testimonianze di questa nuova situazione sono le impronte dei Tetrapodi dei Monti Pisani. A partire dall’inizio del secondo periodo (il Giurassico), si depositarono notevoli spessori di rocce prevalentemente calcaree di ambiente di mare aperto. Queste rocce sono situate alla base della “Serie Toscana”. La Serie Toscana è una successione di rocce depostesi dal Giurassico inferiore (circa 190 milioni di anni), fino all’Oligocene (circa 20 milioni di anni). I fossili contenuti in queste rocce sono particolarmente significativi da un punto di vista cronologico e stratigrafico. I più rappresentati sono ammoniti, aptici e belemniti, recuperati nelle rocce dell’Appennino settentrionale. Particolarmente importanti per noi le ammoniti provenienti da Sassorosso e le belemniti di Camporanda (entrambe località dell’Alta Valle del Serchio).
Il Terziario
Verso la fine del Terziario si verificò l’orogenesi appenninica, cioè la formazione dell’attuale catena montuosa, a causa di forti compressioni laterali. A questi episodi compressivi seguì una fase distensiva che interessò l’Appennino settentrionale determinando il formarsi di fratture (faglie) delimitanti blocchi rocciosi in reciproco allontanamento. La divergenza di questi blocchi creò la comparsa delle cosiddette “fosse tettoniche” (o “graben” dove la parte centrale è sprofondata rispetto ai margini rialzati).
Il Pliocene
E’ proprio in queste fosse che, a partire dal Pliocene, si generarono in Toscana bacini lacustri intermontani. Il formarsi, tra gli altri, del “Graben del Serchio”, determinò il carattere strutturale distintivo della zona. Infatti, in questa depressione si impiantarono i bacini fluvio-lacustri di Barga e Pieve Fosciana. Conclusasi la fase lacustre, nell’area si formò l’attuale sistema fluviale con il Serchio ed i suoi affluenti come principali agenti modellatori dell’odierna vallata. Nei sedimenti lacustri depositatisi in questi bacini, sono stati rinvenuti numerosi fossili del Pliocene e del Pleistocene, tra i quali quelli del territorio barghigiano (lignite xiloide del torrente Loppora - Fornaci di Barga - e da Rio Zanesi) e zone limitrofe (tracce di vermi marini da Monte Perpoli e dall’Orrido di Botri).
Il Quaternario
Nel Quaternario la configurazione geografica della Toscana si avvicinò a quella attuale. In questo periodo proseguì il sollevamento della catena appenninica, ma l’evento più importante fu l’alternarsi di periodi freddi (“glaciali”) e periodi più caldi (“interglaciali”). Di conseguenza si verificarono notevoli migrazioni faunistiche, con scomparsa e comparsa di animali e piante in relazione a questi cambiamenti.
I depositi continentali lacustri quaternari sono assai diffusi in Toscana e famosi per la ricchezza della loro fauna. In particolare i numerosi mammiferi recuperati (proboscidati, cervi, rinoceronti, carnivori, ecc.), hanno consentito di definire una stratigrafia locale assai importante nelle ricostruzioni degli antichi ambienti.
Faune famose del Quaternario sono state recuperate nelle grotte. Infatti, sia l’uomo che gli animali furono costretti, durante i periodi glaciali, a cercare rifugio in grotte e caverne, dove trovarono comunque un ambiente poco idoneo.
Molte grotte toscane, specialmente in Garfagnana e Lunigiana, hanno fornito abbondanti resti di Ursus spelaeus, del quale alcuni reperti sono esposti. Il ritiro di gran parte dei ghiacciai, causato dalla variazione del clima, provocò la scomparsa di questa specie dalle nostre zone.
Sono inoltre esposti nel museo 4 molari di elefante africano recuperati nei sedimenti affioranti presso Fornaci di Barga.
PRIMI INSEDIAMENTI UMANI NELLA MEDIA VALLE DEL SERCHIO
Il Mesolitico e l’Eneolitico
Durante l’ultimo periodo glaciale(Wùrm 70.000/10.000 anni fa), nella media e alta Valle del Serchio il clima, molto rigido, non offriva condizioni favorevoli allo sviluppo della vita umana, della quale cogliamo i primi indizi in una fase avanzata del Paleolitico medio e nel Paleolitico superiore. Tuttavia, perché tali indizi si facciano più cospicui, dobbiamo scendere alle fase finale del Paleolitico superiore (Epigravettiano finale), periodo in cui il clima migliorò, e cioè tra gli 11.800 e i 10.300 anni fa. La frequentazione della Valle si intensificò sensibilmente durante il successivo periodo (Mesolitico), quando il clima più mite del post-glaciale (10.300/7.500 anni fa circa), rese abitabili per l’uomo le foreste anche a quote elevate, nonché le rive dei fiumi e dei laghi, determinando il passaggio da un’economia di sola caccia ad una mista di caccia e raccolta. Appartiene a questo periodo una serie di giacimenti dislocati su un’area comprendente la Valle della Lima, i settori orientali e nord-orientale dell’alta e media Valle del Serchio e l’Appennino tosco-emiliano. Importante, tra gli altri, il giacimento di Piazzana (Coreglia stazione così vicina al territorio barghigiano da indurre a considerare anche quest’ultimo come parte integrante di questo vasto orizzonte culturale mesolitico.
A questa fase di intenso popolamento seguì un periodo di stasi corrispondente al Neolitico, forse perché la zona si rivelò poco propizia alla nuova economia, basata essenzialmente sull’agricoltura e sull’allevamento. Non è da escludere, comunque, che questa lacuna possa attribuirsi alla mancanza di ricerche.
Con la prima Età del metalli troviamo la media Valle del Serchio nuovamente abitata, e ciò è probabilmente da collegarsi con lo sfruttamento delle risorse minerarie apuane. Lo provano una serie di reperti provenienti da sepolture. Queste erano costituite da semplici anfratti naturali, dove venivano ricoverate più inumazioni, accompagnate da poche suppellettili come corredo. Di questo tipo di sepoltura, molto diffuso nell’Eneolitico della Toscana settentrionale, è un esempio interessante la grotticella sepolcrale di Calomini, all’imbocco della valle della Turrite di Gallicano, mentre tracce di frequentazione sono documentate nella Buca di Castelvenere.
IL TERRITORIO BARGHIGIANO NELL’ETA’ DEL FERRO
L’espansione etrusca
All’Eneolitico segue l’Età del bronzo, ancora poco nota in tutta l’area lucense, più ampiamente documentata, invece, è l’Età del ferro, della quale possiamo seguire lo svolgersi con una certa chiarezza.
L’Età del ferro (primo millennio a.C.), è caratterizzata in tutta la penisola italiana da una spiccata diversificazione di gruppi culturali che si costituiscono e si aggregano in ambiti territoriali distinti, dalla diffusione del nuovo metallo e dalla comparsa del rito dell’incinerazione dei defunti. Determinante è il lungo, profondo processo di trasformazione già iniziatosi nell’età del bronzo, che ora coinvolge, mutandolo, anche l’assetto della nostra regione e quindi del territorio barghigiano. Pertanto quest’ultimo deve essere inquadrato contesto unitario più ampio, comprensivo almeno della Liguria orientale e della Toscana settentrionale fino al corso dell’Arno. Particolare rilevanza assumono la fascia costiera fino all’Arno e il territorio a nord di esso, teatro dell’incontro e del reciproco sovrapporsi di genti etrusche e liguri, le cui vicende incideranno profondamente sull’assetto della Valle del Serchio. Essa acquista una nuova connotazione culturale allorché, tra i secoli VII e V a.C. entra nella sfera di influenza etrusca. Sappiamo ormai per certo che genti etrusche la frequentarono intensamente a scopo commerciale, e che ne fecero una via di collegamento tra la Valle dell’Arno (con i centri di Pisa e Volterra), e le Valli dell’Enza e del Reno, fino alle etrusche Marzabotto, Bologna e Spina. Tale percorso transapenninico è scandito da precisi indizi archeologici tra i quali, i reperti della Buca di Castelvenere. che si apre nel monte Penna di Cardoso, sulla riva destra del Serchio. I materiali che ne provengono indicano che fu frequentata a lungo dall’Eneolitico al Medioevo, verosimilmente a scopo di culto. Di particolare rilievo sono i reperti databili intorno al V sec. a.C. consistenti in cerami che di importazione greca e numerosi idoletti in bronzo probabilmente usati come offerte votive.
La loro cospicua quantità attesta la penetrazione degli etruschi in Val di Serchio, e quanto questa fosse assidua e organizzata. Questa ricca serie di singolari figurine in bronzo, parte ermafrodite e parte femminili, costituisce tuttora uno dei ritrovamenti più interessanti dell’intera area lucense.
I Liguri
Alla fine del IV e ancor più al III sec. a.C. risale un radicale mutamento nell’assetto del territorio, che appare infatti costellato di insediamenti liguri. La distribuzione degli indizi archeologici, unitamente alle testimonianze letterarie (Polibio 11, 16, 1-2; Livio XLI, 13) rivelano che genti liguri si propagarono dal settentrione lungo le valli appenniniche fino a raggiungere la costa e a sottrarre agli etruschi la via di penetrazione verso la regione padana (Livio XXXIX, 2,6). Si suppone che a ciò abbiano anche contribuito le ripetute incursioni galliche che si abbatterono sull’Etruria padana destabilizzando, sul finire del IV sec. a.C., l’equilibrio creato dagli Etruschi, e favorendo invece l’espansione ligure verso il sud. La grande diffusione dei siti archeologici, relativi per lo più alla metà III – inizi II sec. a.C., dimostra quanto l’occupazione ligure sia stata capillare. In questo contesto si inserisce il territorio barghigiano, il quale ha restituito interessanti sepolture rinvenute a Val di Vaiata, località della valle del torrente Corsonna, di cui una inviolata e l’altra scoperta a Castelvecchio Pascoli.
Le due tombe, presentano caratteristiche comuni a tutte le sepolture liguri: contenitore litico a cassetta con all’interno un’olla cineraria e il relativo corredo. In entrambe le tombe esso è costituito da resti di armi in ferro, da monili in bronzo (tra i quali caratteristiche sono le fibule) e da suppellettili in ceramica. Queste ultime si distinguono in due tipi:
ceramiche di impasto, attestanti una produzione ligure locale, e coppe biansate in ceramica a vernice nera che, provenendo per lo più dall’Etruria settentrionale, provano l’esistenza di un rapporto commerciale con l’Etruria tra la metà del III e i primi decenni del II sec. a.C.. Singolare è la presenza di grani di ambra e di perle di pasta vitrea nel corredo della tomba di Castelvecchio. Questi materiali, entrambi molto ricercati per farne ornamenti personali, sembra che fossero molto diffusi in ambito celtico, ma alquanto rari almeno sino ad oggi in contesti liguri lucensi.
L’EPOCA DELLA CONQUISTA ROMANA
Tra la fine del III e gli inizi del II secolo a.C. un ulteriore, radicale mutamento coinvolge la pianura lucense e l’intero bacino del Secchio. A procurarlo fu la lunga ed estenuante guerra tra Liguri e Romani che, come apprendiamo dalle fonti lettrarie (Livio XXXV, 3; XXXIX, 1, 2, 20, 32), si concluse con la vittoria romana e la pressoché totale deportazione dei Liguri (Livio XL, 38). Anche se recenti scoperte archeologiche sembrano testimoniare una sopravvivenza ligure nel territorio conquistato dai Romani, di fatto questo assunse una nuova connotazione. In pianura, la fondazione della colonia di LUCA avvenuta attorno all’anno 180 a.C., fu determinante anche per la conseguente comparsa della centuriazione - tipo di delimitazione e divisione dei terreni utilizzato dai Romani - e di una complessa rete viaria, che mutarono sensibilmente il suo volto. Quanto alla Valle del Serchio, gli indubbi cambiamenti che avvennero sono per il momento documentati da sopravvivenze di carattere archeologico e toponomastico.
Le prime consistono per lo più in monete e ceramiche, tutte di età imperiale (tra il I e il V sec. d.C.) provenienti da grotte che ancora erano frequentate probabilmente a scopo cultuale. Le seconde in numerosi toponimi di origine romana, diffusi ovunque nella Valle del Serchio e ben rappresentati nell’attuale comprensorio barghigiano (Albiano, Catagnana, Gragno)
DAL MEDIOEVO AL PRIMO RINASCIMENTO
IL PERIODO ALTOMEDIEVALE
I ritrovamenti di tombe dei Longobardi a Piazza al Serchio, Castelnuovo e Lucca, datate VI - VII secolo, hanno portato gli studiosi ad ipotizzare che questa popolazione si fosse insediata nella Valle del Serchio intorno al 570 dopo aver scelto Lucca come capitale della Tuscia. A partire dall'VIII secolo è attestata la presenza di un certo numero di "castelli" e per alcuni di essi è confermata la frequentazione in epoca ancora precedente.
Documenti dei secoli VIII e IX ci parlano della divisione del territorio in tre "fines" ricordandone anche i relativi "castelli", cioè, i centri principali: (Castelvecchio) per il fines Carfaniense; (probabilmente Castelnuovo) per il fines Castronovo; per il fines omonimo.
Ci sono, inoltre, notizie documentarie di almeno altri due castelli nell'VIII secolo: Novarise, sulla strada che da Pieve Fosciana porta a S.Pellegrino, e Castiglione.
IL SECOLO DI MATILDE
A partire dal X secolo i Vescovi di Lucca cominciarono a dare a livello i loro beni e quelli delle pievi ad alcune famiglie (Rolandinghi, Gherardinghi, Suffredinghi, Porcaresi, ecc.) permettendo loro anche di riscuotervi le decime e di gestire "de facto" tali beni come se ne fossero i proprietari.
Nel 1055 la contessa Matilde di Canossa rimase l'unica erede dei vastissimi beni feudali e allodiali del padre Bonifacio di Toscana, comprendenti anche buona parte del territorio della Valle del Serchio. Ella tentò di creare un principato feudale nell'Italia centrale, ma concesse privilegi particolari ad alcuni centri che si trovavano nei suoi domini, come ad esempio Barga. Il 5 marzo 1185, con proprio Diploma, l'imperatore Federico I, pur riaffermando la propria autorità sulla Valle, concedeva egli stesso particolari privilegi non solo a Barga, ma anche a Castiglione, Ceserana, Fosciana, Ghivizzano e Coreglia: erano questi dei centri di notevole importanza anche strategica, oggetto di una lunga controversia tra papato e impero a causa delle volontà testamentarie della contessa, che aveva voluto lasciare alla chiesa una parte dei propri territori.
VIE DI COMUNICAZIONE
Dopo l'anno 1000, superati i secoli delle invasioni barbariche, vari fattori, tra cui la rinascita delle città legata ad una evidente crescita demografica, portò al ripristino dei commerci e quindi delle vie di comunicazione: viaggiavano i mercanti con le loro merci, ma anche gli artisti ed i pellegrini.
La conformazione fisica della Valle del Serchio non ha mai ostacolato la viabilità che, anzi, era facilitata dalla presenza di passi appenninici facilmente valicabili.
L'ORGANIZZAZIONE ECCLESIASTICA DEL TERRITORIO: LE PIEVI E GLI OSPEDALI
Già nei documenti dei secoli VII e VIII troviamo in Italia menzione delle pievi in quanto circoscrizione ecclesiastica in cui era diviso il territorio di una diocesi; per la Lucchesia gli studiosi ritengono addirittura che l'istituzione e l'organizzazione delle pievi risalga al V secolo anche se un primo elenco è datato IX secolo.
In quel periodo dalla pieve di S.Maria di Loppia dipendevano ben 27 chiese, tra cui Barga: un ricco e vasto piviere difeso dal possente "castelli" di Loppia, le cui entrate legate alla riscossione delle decime, ammontavano a oltre 2.000 piastre fiorentine l'anno.
Gli ospedali di ricovero per pellegrini e viandanti, erano collocati lungo le principali vie di comunicazione, presso i passi montani o i ponti sul fiume. A Lucca già nel VIII secolo erano presenti numerose "xenodochiai", mentre nella Valle del Serchio tali istituzioni sono menzionate solo a partire dal XII secolo.
IL DUOMO DI BARGA
Nel IX secolo la chiesa di S. Cristoforo di Barga figurava tra quelle dipendenti dalla pieve di Loppia, ma nel 1390 fu lo stesso pievano di Loppia a chiedere la traslazione della pieve poiché Loppia, dopo la devastazione del "castello" avvenuta cinquant'anni prima, era rimasta un luogo abbandonato, privo di parrocchiani.
La primitiva chiesa di S.Cristoforo, probabilmente di dimensioni ridotte, a navata unica e con facciata orientata verso Nord-ovest, fu ampliata a partire dai secoli XI e XII quando fu eretta sullo schema basilicale a tre navate con abside semicircolare. Ulteriori ampliamenti avvennero nel XIII secolo e ancora nel XVI e nel XVII e interessarono soprattutto la parte absidale.
Nel 1920 il duomo, a causa di un forte terremoto, avrebbe subito gravi danni, che resero necessari grossi lavori di consolidamento della struttura, i quali si protrassero per oltre un decennio.
Nel duomo sono conservate interessanti opere d'arte, come il pulpito e il recinto presbiteriale, datati XIII secolo e attribuiti ad un allievo del maestro Guido Bigarelli da Como e la statua lignea di S.Cristoforo, attribuita a maestranze locali e datata alla fine del XIII secolo.
Al duomo appartengono anche un raffinato reliquiario, forse in origine una pisside, datato XI - XIII secolo ritenuto opera di maestranze islamiche; il calice firmato dall'orafo fiorentino Francesco Vanni, attivo nella seconda metà del XIV secolo, caratterizzato da una sfarzosa decorazione a smalti policromi e infine una croce astile, lavorata a sbalzo, recante la data 1408 e avvicinata, insieme ad altri esemplari presenti in territorio lucchese, ai modi di Nino e Tommaso Pisano.
BARGA TERRITORIO FIORENTINO
In un periodo in cui la Valle del Serchio diventa terreno di scontro tra varie città rivali che se ne contendevano il possesso, Barga decise di difendere la propria indipendenza sottomettendosi spontaneamente a Firenze: alcuni studiosi indicano il 1341 o 1342 come data per il definitivo passaggio, per altri essa va posticipata al 1347.
La popolazione barghigiana ottenne importanti privilegi di carattere economico e la possibilità di continuare ad essere governata da un Consiglio Generale eletto dalla stessa popolazione poiché il podestà, rappresentante locale del potere centrale, aveva il compito di amministrare la giustizia.
Anche i centri di Tiglio e Sommocolonia, un tempo potenti "castelli", seguirono l'esempio di Barga.
Firenze divenne inevitabilmente per queste comunità il punto di riferimento non soltanto da un punto di vista politico ma anche artistico e culturale: così ad esempio i palazzi che cominciarono a sorgere nel "castello" di Barga a partire dalla fine del XVI secolo, sui resti di antiche case-torri, ricordavano i rinascimentali palazzi fiorentini.
Documenti iconografici e scritti, primi tra tutti gli Statuti cittadini, sono testimoni della trasformazione interna della città, così come dei vari aspetti della vita dei suoi abitati: dalle attività produttive.

MUSEO ARCHEOLOGICO E DELL' UOMO "Alberto Carlo Blanc"
Il Museo Civico Preistorico e Archeologico e dell'Uomo "Alberto Carlo Blanc" istituito nel 1974 ad opera dell´Amministrazione Comunale, nasce per esporre reperti preistorici provenienti da zone archeologiche della Toscana nord-occidentale. (in un territorio compreso tra i fiumi Serchio e Magra).
Nel 1994 circa, l'esposizione assume l'attuale fisionomia: ordinata in senso cronologico, essa è introdotta, relativamente ad ogni fase presentata, da un'ampia ricostruzione ambientale e culturale che si avvale di pannelli descrittivi, immagini, diorama, calchi e plastici.
Tutti i sistemi tradizionali di comunicazione sono pertanto ampiamente utilizzati, e in modo integrato, per favorire l'accesso dei visitatori ai dati presentati. Sin dalla sua costituzione, il Museo è sede di un'intensa e articolata attività didattica rivolta alle scuole del comprensorio e condotta da personale appositamente formato.
L'attenzione verso l'utenza in età scolare è ribadita da alcune pubblicazioni, specificatamente dedicate all'infanzia, che arricchiscono l'offerta editoriale, molto vasta e scientificamente significativa, curata dal Museo. (da http://archeologiamedeievale.unisi.it)
Una vasta sezione preliminare è dedicata alle metodologie della ricerca archeologica, al processo di ominazione, alla cronologia e all'evoluzione dell'ambiente nel Quaternario.
La presentazione dei materiali archeologici supera ampiamente la fase della semplice contestualizzazione per essere inquadrata in ambiti, sia geografici che tematici, di più ampio respiro.
Può valere come esempio la sezione relativa al Paleolitico superiore (sala 4): i reperti litici - non particolarmente abbondanti - estratti dalle cave di sabbia di Massaciuccoli forniscono, di fatto, lo spunto per aprire un "capitolo" del Museo dedicato alla comparsa dell'Uomo moderno, ai suoi caratteri fisici, alla tecnologia innovativa nell' industria litica e ossea, al culto dei morti e alle altre manifestazioni di vita spirituale.
Superficie espositiva : Il Museo Blanc è dotato di 9 sale espositive su 236 mq con un totale di 433 pezzi esposti.

Oggetti di particolare rilievo:ripostigli di bronzi di Pariana (Carrara); ripostigli di bronzi di Colle Le Banche (Camaiore)
Bibliografia:
guida D. Cocchi Genick, “Museo preistorico e archeologico Alberto Carlo Blanc Viareggio”, collana Toscana Musei, 1994
saggio varie pubblicazioni tematiche al cui interno si trovano sezioni che documentano il materiale del museo e le sue campagne di scavo
D. Cocchi Genick – R. Grifoni Cremonesi, “L’età dei metalli nella Toscana nord occidentale”, Pisa, 1985
D. Cocchi Genick, “Il riparo dell’ambra. Una successione stratigrafica dal Neolitico tardo al Bronzo finale”, Massarosa, 1986
“I neandertaliani”, Viareggio, 1986

Contatti
Piazza Nieri e Paolini - Viareggio, CAP: 55049, telefono: 0584-9661 - C.F.: 00274950468
E-mail: urp@comune.viareggio.lu.it - PEC: comune.viareggio@postacert.toscana.it

MUSEO CONTADINO DELLA PIANA DI LUCCA
Il museo è ospitato in due sedi distaccate: una sezione è collocata nel palazzo che fu nel Seicento sede del Commissario delle sei miglia della Repubblica Lucchese, l'altra invece si trova in una vecchia casa contadina.
E' una mostra etnografica permanente dove sono raccolte testimonianze della cultura contadina locale e dell'artigianato che con questa era correlato (sec. XIX-XX), con alcune ricostruzioni ambientali. Le coltivazioni tipiche della Piana di Lucca (grano, granturco, saggina, fagioli, canapa, lino, gelso) sono documentate da oggetti, scritti e disegni esplicativi, fotografie e altri documenti d'epoca. E' possibile infatti visitare la biblioteca specializzata su storia e costume locale e sulla vita contadina. All'interno della quale esiste un fondo di fotografie e diapositive che concernono le tradizioni rurali.
La pinacoteca organizza visite guidate per scuole e gruppi che si estendono sul territorio. 

Contatti:
via Romana 100
CAPANNORI (LUCCA)
Telefono: 0583 935808; 0583 935494

MUSEO D'ARTE SACRA
Il museo sarà aperto nei giorni festivi infrasettimanali e in occasione di manifestazioni cittadine di rilievo. Per le scuole, previo accordo, è prevista l'apertura al mattino.
Il museo istituito nel 1936 nella sede della Confraternita del Santissimo Sacramento, di San Michele e San Vincenzo, edificio del XVII secolo, nasce come luogo di raccolta e deposito di arredi, dipinti, paramenti, suppellettili sacre dal XIV al XVI secolo.
Attualmente è oggetto di un vasto programma di riordino e riallestimento la cui prima fase ha riguardato l'ampliamento della struttura espositiva con due nuove sale al pian terreno. Qui sono presentate sculture lignee, tavole dipinte e preziose oreficerie. Al piano superiore, nella sala della confraternita arredata con gli stalli realizzati nel Settecento, è esposto un grande arazzo fiammingo del 1516; nelle altre sale sono in mostra numerosi dipinti, corredi processionali in legno, parati liturgici e le suppellettili sacre in argento realizzate dalle più importanti botteghe lucchesi settecentesche.
L'esposizione si apre al pian terreno con una piccola Madonna col Bambino lignea, della fine del Duecento; sono anche esposti calici a smalto di cultura senese e la croce astile a sbalzo della chiesa di S. Maria Albiano dei primi del trecento. Altre croci astili a sbalzo, il calice, il Sant'Antonio Abate ligneo e il polittico dell'Anguilla testimoniano, con altre opere tuttora esistenti nelle varie chiese di Camaiore, la forza di penetrazione anche nel contado della cultura artistica sviluppatasi in Lucca tra la fine del Trecento e il nuovo secolo.
Le attività del Museo sono coordinate da un Comitato Tecnico Scientifico: Dott. ssa Severina Russo, Arch. Glauco Borella, Monsignor Giuseppe Ghilarducci, Prof.ssa Maria Grazia Biagi, Dott. Pier Paolo Dinelli, Dott.ssa Antonella Serafini.

Informazioni di dettaglio sulle collezioni del Museo di Arte Sacra di Camaiore si possono ricercare al seguente indirizzo internet:
http://www.museoartesacracamaiore.it
e-mail: museoartesacra1@virgilio.it

IL MUSEO DEL CASTAGNO DI COLOGNORA DI PESCAGLIA

Definire questo un "museo" mi resta difficile tante sono le sensazioni che si provano nel visitarlo.
All'origine dell'iniziativa c'è stata solo la buona volontà di un gruppo di paesani, riuniti addirittura in Comitato con l'intento di mettere insieme gli oggetti, gli strumenti e gli attrezzi più disparati appartenuti alla civiltà contadina del luogo.
Loro primo scopo fu creare un ambiente dove potessero ritrovar vita le capacità creative e le esperienze di lavoro dei padri. Eravamo nel 1978 e non si pensava che tanta gente potesse aver interesse a questo mondo in via di estinzione.
Quando il Comitato e in particolare il presidente Angelo Frati si accorsero del contrario, venne fatto il possibile per allestire locali idonei, amorevolmente ristrutturati in armonia con la cornice medievale del paese.
Colognora è un borgo di origine antica che, citato per la prima volta in una pergamena del 29 Agosto 828, nel passato fu difeso da una rocca e, in epoca più recente, assunse il rango di "regia dogana".
Alla base della sua economia troviamo per secoli le selve di castagno, fonte inesauribile di cibo e di legname che servì a costruire solai, tetti, capanne, attrezzi, arredi e suppellettili.
Di fronte a tale realtà i promotori dell'iniziativa, compreso il sottoscritto, si resero conto che i pezzi raccolti parlavano del sistema di vita che aveva caratterizzato per secoli l'esistenza di tante persone. Un vero sistema economico quindi, un economia con alla base due risorse elementari: l'acqua e il castagno.
La rilettura che Mons. Ghilarducci, parroco del paese, aveva fatto della pergamena nella quale già si evidenziava la presenza di selve, contribuì in maniera determinante a scoprire nei reperti questa visione suggestiva e realistica.
Di qui la denominazione di Museo del Castagno data ufficialmente alla raccolta nel 1985 e come tale riconosciuta dai sempre più numerosi visitatori, dai giornali, dalle riviste e dalle emittenti televisiva, anche straniere.
Di esso si è parlato in pubblicazioni specifiche e numerose Facoltà universitarie, scoprendone le particolarità, non hanno mancato di farne oggetto di studio e di approfonditi esami.
Quindi non il solito museo, ma un insieme di luoghi , ambienti, reperti che, disposti opportunamente, lasciano nel visitatore una profonda sensazione di serietà espositiva e di suggestiva bellezza.
Il merito di aver compreso con largo anticipo e di aver curato con dedizione la crescita del Museo è concordemente riconosciuto all'amico Angelo Frati, trascinatore dell'iniziativa, a Roberto Frati, collaboratore insostituibile nella quotidiana gestione del museo stesso, e a tutti coloro che, nei limiti del possibile ma sempre con grande passione offrono la propria disponibilità persistendo nel credere nella bontà dell'iniziativa.
Il Museo del Castagno è stato allestito nel 1985 con l'intento di raccogliere, studiare e valorizzare tutte le esperienze di vita che hanno avuto al centro questa pianta. Detta esperienza museografica è particolare e dispone non solo di otto stanze di un antico edificio del paese ma, all'esterno, di un metato e di una selva dotata di carbonaia e di capanna di paglia. Il centro museale è ordinato in 20 sezioni con due cicli di lavorazione riguardanti l'utilizzo del legno di castagno e l'alimentazione. Ogni oggetto è inserito nel contesto del ciclo produttivo.
Raggiungere il Museo del Castagno non è difficile. Basta imboccare l'Autostrada A11 (Firenze mare) e uscire a Lucca. Di qui prendere la statale del Brennero fino all'altezza di Ponte a Moriano che dista 8 Km da Lucca. A Ponte a Moriano immettersi sulla Ludovica attraversando il ponte sul fiume Serchio e proseguire poi fino all'abitato di Diecimo.
A Diecimo deviare a sinistra in direzione Vetriano- Pescaglia, quindi seguire le indicazioni per Colognora di Pescaglia.
L'aeroporto più vicino è quello di Pisa, che si trova a circa 50 chilometri da Colognora.
Il Museo è aperto tutti i pomeriggi dei giorni festivi o su appuntamento telefonando allo 0583/358159 oppure al 0583/954465

Per gli orari di apertura ed i contatti, consultare il sito ufficiale:
www.museodelcastagno.it
 
PALAZZO MEDICEO DI SERAVEZZA E MUSEO DELLE TRADIZIONI POPOLARI DELLA VERSILIA STORICA

Il Palazzo di Seravezza è una residenza medicea ed è quindi estraneo al quadro culturale delle ville lucchesi rinascimentali. Seravezza infatti, centro importante per l'estrazione del marmo, oggi è in provincia di Lucca, ma non apparteneva alla repubblica lucchese nel cinquecento.
L'edificio si presenta come un palazzo fortificato e doveva servire come luogo di riposo del granduca quando questi veniva a visitare le cave. E' costituito da tre corpi principali che delimitano un cortile chiuso da un muro nella parte sud. Nel muro si apre il portone principale che dà accesso al cortile, in cui si trovano un portico e un pozzo. Il palazzo presenta delle strutture difensive che sono dissimulate: i due corpi est e ovest sporgono oltre la facciata a nord e oltre il muro del cortile a sud, quasi a formare delle torri, che però non sono più alte del resto dell'edificio. La composizione del palazzo è sobria: l'uso del marmo nelle cornici delle finestre non è da considerarsi come segno di sfarzo, dato che il marmo era abbondante a Seravezza.
Oggi è sede della Biblioteca Comunale e del Museo del Lavoro e delle Tradizioni Popolari della Versilia Storica; inoltre i suoi locali ospitano frequentemente importanti mostre di arte moderna e contemporanea.
Il museo è il risultato di un complesso lavoro di ricerca, raccolta e documentazione avviato nei primi anni Settanta. Il patrimonio di oggetti, strumenti, arredi tipici è costituito da oltre duemila pezzi e da un vasto repertorio iconografico.
La raccolta del materiale è stata curata dal Gruppo Archeologico Etnografico Apuano, sia attraverso donazioni che acquisti, tra i quali gli strumenti per la lavorazione del marmo di Antonio Viti e una ricca collezione di attrezzature di attività diverse, donati da Mariangela Della Latta Viacava.
Oltre a fotografie d'epoca sono esposti quadri di Viner (La Ceragiola), di Romano Cosci (studio di scultura), di Serafino Beoni (Donna che cuce) e due grandi tele di Hansjorg Wagner e una ricca collezione di oggetti tra i quali il complesso degli strumenti

Il Museo segue l’orario di apertura delle mostre in corso.
Verificare sul sito www.terremedicee.it

Contatti:
Fondazione Terre Medicee
Museo del Lavoro e delle Tradizioni Popolari della Versilia Storica
Via del Palazzo, 358
55047 Seravezza LU
Tel. +39 0584 757443
museo@terremedicee.it
www.terremedicee.it

IL MUSEO DELLA FIGURINA DI GESSO E DELL'EMIGRAZIONE
Il Museo della Figurina di gesso e dell’Emigrazione fu istituito dall’Amministrazione Comunale di Coreglia Antelminelli nell’anno 1975.
Tre furono i fondamentali motivi che determinarono questa decisione:
- il fenomeno migratorio basato sulla vendita di statuine di gesso che dal XVIII al XX secolo, raggiunse, nei paesi di questo Comune, punte elevatissime;
- la presenza sul luogo di un palazzo lasciato in dote al paese nel 1915 dal Barone Carlo Vanni, un figurinaio che aveva vissuto a lungo nell’impero Austro-Ungarico;
- le considerevoli donazione di stampe e di esemplari fatte al Comune dagli eredi di coloro che, nel tempo, emigrarono verso tutti i continenti.
L’attuale esposizione del Museo è costruita da 1.300 esemplari di gesso che per le loro raffigurazioni, per la loro colorazione e forma e soprattutto per il modo con cui sono stati realizzati, rappresentano l’evoluzione tecnica di questo artigianato dal 1600 ai giorni nostri.
Tra gli oggetti di maggior pregio e di notevole significato storico ricordiamo: gattini settecenteschi anneriti con il fumo di candela, originaria maschera del Conte Camillo Benso di Cavour, busti realizzati a stampa persa.
Gran parte della vastissima gamma dei soggetti creati dai figurinai durante le loro innumerevoli peregrinazioni in ogni parte del mondo per soddisfare le esigenze di tutti gli acquirenti trovano qui la loro collocazione. Così nelle varie sale del Museo possiamo ammirare la riproduzione in gesso dei più conosciuti protagonisti del passato da Napoleone a Garibaldi, da Dante a Petrarca, dai più noti musicisti tedeschi ai personaggi dell’antica Roma e della mitologia greca, tutti realizzati con una tale perfezione tecnica da trasformare questo artigianato in una forma di arte minore.
Ampio spazio è stato dedicato all’esposizione, a scopo didattico, dei metodi di lavorazione del gesso in epoca di assenza sia della colla che della gomma.
Per tutti questi motivi il Museo di Coreglia rappresenta una tappa obbligatoria per chiunque desideri conoscere le varie, specifiche fasi della manifattura del gesso.
Il Museo della Figurina di Gesso e dell’Emigrazione di Coreglia Antelminelli, unico nel suo genere, vuole essere soprattutto un centro di studio di quello che è stato il modo di essere e di organizzarsi dell’emigrazione del figurinaio nel tempo, un centro promotore di tutta una serie di iniziative tendenti alla rappresentazione ed alla valorizzazione della fisionomia culturale di una determinata Comunità.
Ed è proprio in questo suo significato di laboratorio culturale che si esprime il suo indirizzo antropologico, la sua attenzione verso quell’umile ed intraprendente "girovago" che da un continente all’altro, fabbricando e vendendo statuette di gesso e riportando in patria il frutto del suo duro lavoro e della sua multiforme esperienza, non solo ha deciso sul tessuto economico-sociale, ma ha anche fornito, localmente, i presupposti per una civiltà più composita ed universale.

Indirizzo: Via del Mangano 17 - Coreglia Antelminelli (Lucca)
Telefono: 0583/78082, 339-1525323

MUSEO MOLINO PESCAGLIA
Il Molino di Menicone è l'unico mulino ad acqua rimasto intatto tra quelli che si trovavano nel territorio del comune di Pescaglia. Attivo fino agli anni Ottanta del Novecento, è diventato oggi luogo della memoria di questo importante aspetto della vita e della tecnologia del passato. Conserva le vecchie macine in pietra, gli ingranaggi in legno dell'Ottocento e i vecchi attrezzi da lavoro. L'Associazione Amici del Molino di Menicone organizza attività didattiche e visite guidate.
Il molino di Menicone apparteneva alla fattoria del "Palazzaccio", oggi "Torre degli Onesti, una villa del Cinquecento appartenuta ai conti Orsetti di Lucca. Il fabbricato del molino risale al Seicento e conserva tutte le strutture ancora funzionanti.

Menicone n.2
S. Martino in Freddana
PESCAGLIA (LUCCA )
telefono:  0583 38090
fax:  0583 386173
e-mail:  molinomenicone@libero.it
Indirizzo Internet
classe principale:  ETNOGRAFIA

IL MUSEO NATURALISTICO DELL'ORECCHIELLA
Il Parco dell'Orecchiella, un'area di grande interesse naturalistico che si estende per 512kmq, comprende la Foresta Demaniale Regionale e le tre riserve naturali di Lamarossa, Orecchiella, Pania di Corfino, recentemente inserite nel Parco Nazionale dell'Appennino Tosco-Emiliano.
Nel museo naturalistico del Centro Visitatori, situato in una zona della riserva, sono rappresentati il ciclo degli elementi naturali e gli habitat caratteristici del territorio. Tecnica, colori ed accorgimenti permettono un approccio ludico ed una didattica interattiva con il pubblico. La galleria è ricca di elementi simbolici che lasciano ampio spazio alla fantasia ed alla interpretazione dei visitatori, in particolare dei giovani. Tra questi i diorami che propongono scene di vita animale e vegetale degli ambienti tipici del Parco.
Dal Centro visitatori si accede facilmente ai recinti faunistici (orsi, cervi, mufloni, galli forcelli e caprioli), al Giardino di Montagna (circa un ettaro) con sessanta specie di fiori, arbusti ed alberi tipici della zona ai sentieri didattici ed escurzionistici. Più distante, presso l'ex Rifugio Lamarossa, si trova la sezione del museo dedicata ai rapaci sede di mostre ed eventi nel periodo estivo.

Orario:
Da Pasqua al 1 novembre tutte le domeniche ore 10-17.
Da giugno a settembre tutti i giorni ore 9-19.
Aperto su prenotazione negli altri periodi
Localita Orecchiella - 55038 San Romano In Garfagnana (LU)|tel:0583 619098

MUSEO DELLA RESISTENZA DI SANT'ANNA DI STAZZEMA

Sant'Anna di Stazzema, piccolo paese dell’Alta Versilia sulle pendici delle Alpi Apuane il12 agosto 1944 alcuni reparti delle SS compirono uno dei crimini più orrendi perpetrati dalle truppe tedesche in Italia, assassinando 560 persone, fra le quali molti bambini.
Il Museo Storico della Resistenza offre visitatori una panoramica essenziale, ma esauriente e su basi storiche, del contributo della Versilia alla lotta di Liberazione e, al tempo stesso stimola la riflessione sui valori della Resistenza. L'allestimento dello spazio museale è immaginato come l'articolarsi di una visione globale nel rapporto spaziale tra interno ed esterno: spazio espositivo e Monumento-Ossario che si erge sul colle di Cava.
Il Monumento-Ossario è formato da una torre in pietra alta 12 metri con quattro arcate e il basamento accoglie i resti delle 560 vittime civili trucidate dai tedeschi il 12 agosto 1944. Una lapide deposta sul luogo riporta i nomi dei caduti di cui fu possibile l'identificazione. Al monumento si sale seguendo un percorso pedonale lastricato che rappresenta una ideologica Via Crucis e lungo il quale sono riportate in parallelo sia le stazioni della Passione sia gli avvenimenti storici e civili di Sant'Anna e delle zone limitrofe.
 
Orario:
martedì-mercoledì ore 9-14; giovedi, venerdì, sabato ore 9-18; domenica ore 14.30-18;
lunedì chiuso.

Contatti:
via Coletti 22
Sant`Anna
STAZZEMA (LUCCA)
Telefono: 0584 772025; 0584 772286
E-mail: santannamuseo@comune.stazzema.lu.it
www.santannadistazzema.org

RACCOLTA STORICA DELLA VITA MATERIALE DELL'ANTICO ALTOPASCIO
La raccolta è collocata all'interno del Loggiato Mediceo, costruito nel corso degli anni 1472-75. La loggia, che si erge di fronte al Pellegrinaio, costituisce l'elemento architettonico di emergenza di Piazza Garibaldi, già piazza del mercato.
La raccolta documenta la storia di Altopascio e del territorio circostante con materiali vari,  in particolare espone oggetti ceramici di scavo, prevalentemente di epoca rinascimentale. I reperti  provengono in gran parte dall'attività della sezione archeologica "Italia Nostra". Altri materiali provengono dalla chiesa medievale, dal chiostro o dal Palazzo.
Esistente come piccola raccolta presso la Biblioteca Comunale fin dai primi anni Ottanta, è stata allestita come mostra organica nel 1990 e istituita come centro di documentazione nel 1991.

Orario:
su prenotazione previo accordo con l'ufficio turismo o la Biblioteca Comunale.
Piazza Garibaldi 10
ALTOPASCIO (LUCCA)
Telefono: 0583 216280; 0583 216525
E-mail: biblioteca@comune.altopascio.it,
 turismo@comune.altopascio.it

MUSEO DELLA CAMPAGNA E DELLA VITA DI IERI

La storia di Castiglione prende inizio dal primitivo "Castrum" costruito dai romani e si sviluppa in epoca longobarda e franca.
L'intero paese di Castiglione è un monumento, in quanto ancora oggi mantiene le caratteristiche di un tempo. E' infatti difficile trovare ancora un Borgo Fortificato con mura quasi intatte e una Rocca che presenta ancora il suo antico splendore, per non parlare dei Torrioni che stupiscono per la loro maestosità.
Di notevole interesse storico-culturale sono le due chiese principali costruite attorno al mille all'interno delle quali si trovano alcune opere d'arte di una certa importanza. Sempre all'interno delle mura paesane, vale la pena di visitare il "Parco della Rimembranza" che consente l'accesso al maestoso "Torrione della Brunella", dal quale è possibile vedere un panorama molto suggestivo della Valle; e all'interno del quale, nei periodi estivi, si possono visitare le carceri nelle quali venivano rinchiusi i briganti di un tempo.
Uno dei monumenti più affascinanti e meglio conservati del paese è il ponte medioevale sito in località Mulino, che fu fatto costruire nel 13° secolo da Spinetta Malaspina. Anche nelle frazioni del paese vi sono però fonti di interesse culturale, come per esempio La Chiesa di S. Pellegrino, che a 1400 s.l.m. domina tutta la valle del Serchio, e all'interno della quale si trovano le spoglie di San Pellegrino e San Bianco. Sempre a San Pellegrino possiamo visitare il Museo della Campagna e della Vita di Ieri, un'ampia e affascinate mostra di come si svolgeva un tempo la vita delle famiglie che vivevano in luoghi montani, raccontata attraverso gli oggetti esposti.

Contatti:
MUSEO DELLA CAMPAGNA E DELLA VITA DI IERI
v. del Voltone 15 S. Pellegrino in Alpe
55033 CASTIGLIONE DI GARFAGNANA LU
Tel. 0583 649072

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Ultimo aggiornamento: Mercoledì, 05 Novembre 2014, alle ore 12:31
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