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Domande frequenti

La fase di elaborazione del Piano Strutturale è, per l’Amministrazione,una fase cruciale e delicata del proprio mandato: quella del disegno di lunga durata del territorio comunale, nelle sue parti strutturali e strategiche, anche nei rapporti di area vasta o più semplicemente intercomunali. Per questo riteniamo importante fare chiarezza su alcuni punti, così da rendere più efficace e proficuo il rapporto con i cittadini.

A che punto siamo?
In questo momento ci troviamo nella fase di avvio del procedimento, iniziata lo scorso 31 luglio con l’approvazione in Consiglio comunale del documento di avvio (Relazione) e dei suoi allegati: http://www.comune.lucca.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/13668. L'amministrazione, con questo atto, ha presentato alla città le linee guida e gli indirizzi per la formazione del nuovo Piano Strutturale.

Come è stato elaborato l’Avvio del procedimento?
È il risultato di un lavoro predisposto con le strutture tecniche, con la Giunta e con gli organi di consultazione politico-amministrativa, arricchito da un preliminare coinvolgimento delle rappresentanze sociali. Prima di arrivare alla sua approvazione in Consiglio comunale è stato oggetto di un’ulteriore revisione da parte della Commissione urbanistica.

I cittadini hanno avuto modo di esprimersi sull’Avvio del procedimento?
Si sono tenuti cinque seminari tematici propedeutici all’Avvio del procedimento, nei mesi da maggio a luglio 2014. Il documento di Avvio e i suoi allegati sono stati poi, dal mese di novembre 2014 fino al mese di gennaio 2015, oggetto di un percorso di partecipazione strutturata. È stato questo il canale con cui si è comunicato nel dettaglio ai cittadini che cosa si stesse facendo e come, quali fossero le strategie da perseguire e gli obiettivi da conseguire, in modo chiaro e aperto perché tutti potessero esprimere contributi, correzioni, integrazioni. Per tornare a discutere in modo costruttivo della città e del territorio è stata scelta la forma del laboratorio progettuale.

Si lavora sulle regole nella fase di Avvio del procedimento?
In questa fase iniziale, che corrisponde al progetto preliminare del futuro Piano Strutturale, si evidenziano i principi ma non si scrivono le regole: si predispone invece, anche attraverso la discussione con gli ordini professionali, le associazioni e i cittadini, il materiale che serve per poter scrivere al meglio le future regole. Non è possibile, adesso, lavorare su quantità, misure e parametri.

Su cosa si lavora, dunque, nella fase di Avvio del procedimento?
Si lavora sui metodi, sugli orientamenti e sulle modalità tecniche per determinare poi la disciplina di Piano strutturale entro cui il futuro Piano operativo si dovrà muovere. È questa la fase di inizio, in cui stabiliamo insieme - ciascuno nel suo ruolo e con le proprie competenze - una visione guida espressa in obiettivi e non ancora in norme e carte, strumenti che appartengono alla successiva fase di adozione del Piano.

Cosa succede con l’adozione del Piano Strutturale?
Con l’adozione del Piano in Consiglio comunale (prevista comunque dopo la restituzione del percorso partecipativo) passeremo alla scrittura delle regole, espresse con norme e carte, che consentiranno la concretizzazione dei principi e delle strategie individuati nella fase di avvio e il raggiungimento dei relativi obiettivi e delle necessarie forme di tutela. Questa fase è assimilabile a quella di progetto definitivo.

I cittadini hanno voce in capitolo sulla fase di adozione?
Anche questa tappa sarà supportata da preliminari e concorrenti attività di partecipazione da parte dei cittadini. È in questa fase che si dovrà valutare l’efficacia, l’aderenza delle proposte agli obiettivi e anche la capacità di salvaguardare il territorio comunale, senza incorrere negli errori del passato che gravemente pesano sul presente.

Come si è mosso Comune di Lucca nell’evoluzione del contesto normativo regionale?
Il Comune di Lucca ha il vantaggio di aver guardato al profondo processo di revisione normativa della Regione Toscana da subito, allineandosi al profilo dettato dalla nuova legge 65/14 per il Piano Strutturale, nella costruzione sia del quadro conoscitivo preliminare (pubblicato come allegato al documento di avvio), sia di quello che accompagnerà definitivamente il Piano in adozione. C'è stata lungimiranza nell'accogliere i movimenti a livello regionale: la nuova legge di governo del territorio, difatti, è in vigore soltanto dallo scorso 27 novembre 2014: Lucca ne ha colto lo spirito e gli orientamenti fin dalla sua forma di proposta di legge. Attraverso questa scelta non solo ci troviamo nella condizione di poter speditamente andare avanti, ma anche di avere quegli strumenti che ci consentono di approntare il piano in modo nuovo, e non più come un'operazione prevalentemente contabile e di mera revisione del piano vigente.

Quali sono gli elementi di maggiore criticità dell’attuale strumentazione urbanistica di Lucca?
Se guardiamo allo strumento operativo vigente (RU), se riapriamo le sue cartografie, balza all’occhio l’assenza del disegno: valga per tutti la mancata rappresentazione nelle cartografie in scala 1:5000 del centro storico e del fiume, ovvero dei due capisaldi territoriali di Lucca. Addirittura il centro storico è spezzettato in tante tavole che rendono meglio leggibile tutta la sporzionatura oggetto dell’applicazione dei parametri edilizi. Un organismo complesso come la città non può traguardare il suo futuro secondo una proposta progettuale fondata quasi esclusivamente sulla parametrizzazione urbanistico-edilizia. Questo errore lo abbiamo già vissuto e conosciuto, abbiamo visto dove ha portato e non possiamo ripeterlo un’altra volta.

A cosa servono le conoscenze raccolte nella fase di Avvio?
Al disegno del piano, al controllo delle dinamiche insediative; in fondo è questa la specificità dell’urbanistica: saper scrivere regole tese non a parametrizzare ma a governare-controllare le dinamiche in atto e quelle future, a progettare-disegnare i nuovi assetti secondo i criteri di sostenibilità e qualità. Il quadro conoscitivo che accompagna il momento di avvio e che va perfezionandosi per l’adozione mette questo in campo, un bagaglio analitico che non regoli in maniera meramente contabile il territorio, ma ne capisca le tendenze, le criticità, le regole evolutive e i processi con cui si è trasformato, densificato, consumato per poterne disegnare gli assetti futuri: perché il disegno, quando c’è, è sotto gli occhi di tutti e non si sottrae dall’immediatezza della sua lettura.
 
Cosa bisogna conoscere davvero per determinare la capacità di carico di un ambiente?
Facciamo un esempio, il centro storico. Qual è la sua capacità di carico? Se dovessimo contabilizzarla è zero, da tempo si è esaurita. Ma se dovessimo esprimerla in termini di capacità di recupero, dovremmo esprimerla in termini di mc/mq o piuttosto in termini di attribuzione delle funzioni e di ammissibilità dei relativi interventi che restituiscano parti irrisolte della città, o addirittura rappresentarne gli assetti e configurazioni prossime future? È evidente che si ha la necessità di ricorrere a un paradigma che non si basa sui numeri ma su analisi e conoscenza di come si è arrivati allo stato attuale per trovare le regole future.

Cosa dice la legge regionale sulle dimensioni massime sostenibili degli insediamenti?
La legge regionale stabilisce che le dimensioni massime sostenibili degli insediamenti debbano esprimersi attraverso il disegno delle UTOE (Unità Territoriale Organica Elementare) come una composizione organica di un puzzle che tiene in equilibrio territorio urbano e territorio rurale attraverso la definizione delle prestazioni delle singole parti rispetto al tutto, ovvero attraverso una dimensione disegnata della qualità del territorio comunale con la quale il mosaico progettuale proposto è conforme e coerente rispetto alla legge ma garantisce tutele e certezze al territorio.

Quanto è il residuo edificabile disponibile?
Non è questo oggetto del progetto del nuovo Piano Strutturale. Il residuo disponibile non può (e soprattutto non deve) rientrare in gioco, perché il Piano in formazione non si basa su previsioni e quantità che comunque perdono efficacia con l’avvicendarsi degli strumenti urbanistici e che appartengono a uno strumento che la legge regionale ha profondamente cambiato: il controllo delle dimensioni sostenibili sta nel disegno e nel limite progettato del suolo urbanizzato e delle UTOE. Inoltre, residui disponibili rispetto a che cosa? A uno strumento urbanistico che ha coperto l’arco di 10 anni, quale il RU? Ma i processi e le dinamiche insediative che indicano le criticità da superare e consentono di valutare quanto è come è stato fatto non possono relegarsi ai soli ultimi 10 anni. Nella formulazione del dimensionamento dobbiamo confrontarci con quanto previsto dalla legge regionale e da quanto conosciamo dei processi di trasformazione che la città ha vissuto.

Qual è la “filosofia” che regge il nuovo Piano Strutturale?
Lucca è un insediamento stratificato e complesso. Occorre uno strumento che consideri e distingua le trasformazioni profonde, appunto strutturali, da quelle contingenti, e che ci consenta di guardare all’organismo urbano in tutta la sua completezza e valenza storica. La nuova forma del Piano si affranca profondamente dalla cultura tipica del PRGC (Piano Regolatore Generale Comunale). È necessario non confondere i due strumenti, faremmo un errore grossolano, come quello che fa chi confonde il progetto di architettura con quello edilizio. Il progetto edilizio si basa sui parametri (edilizi e igienico sanitari), il suo prodotto è quello che vede la messa a sistema di sole dimensioni, ma il progetto di architettura, pur basandosi sul previo rispetto di quegli stessi parametri, li controlla attraverso altri fattori messi in gioco, quali gli aspetti compositivi e formali, l’adattabilità ai contesti, la valenza estetica delle forme individuate, tutti elementi introdotti appunto dal disegno.

Da cosa sarà composto, per legge, il Piano Strutturale?
Il Piano Strutturale si comporrà anzitutto del quadro conoscitivo, dato dall’insieme delle analisi necessarie a qualificare gli altri due elementi: lo statuto del territorio e la strategia dello sviluppo sostenibile.

Cosa contiene lo statuto del territorio?
Lo statuto del territorio è l’atto di riconoscimento identitario espressione della comunità insediata. Individua le regole di tutela, riproduzione e trasformazione del territorio. Contiene il patrimonio territoriale comunale, e le relative invarianti strutturali; la perimetrazione del territorio urbanizzato; la perimetrazione dei centri e dei nuclei storici e dei relativi ambiti di pertinenza; la ricognizione delle prescrizioni del PIT regionale e del PTC provinciale; le regole di tutela e disciplina del patrimonio territoriale, comprensive dell’adeguamento alla disciplina paesaggistica del PIT e i riferimenti statutari per l’individuazione delle UTOE e per le relative strategie.

Cosa definisce la strategia dello sviluppo sostenibile?
La strategia dello sviluppo sostenibile è data dall’individuazione delle UTOE; dagli obiettivi da perseguire sia a livello di governo del territorio comunale sia quelli specifici per le diverse UTOE; dalle dimensioni massime sostenibili dei nuovi insediamenti e delle nuove funzioni previste all’interno del territorio urbanizzato, articolate per UTOE; dai servizi e dalle dotazioni territoriali pubbliche necessarie per garantire l’efficienza e la qualità degli insediamenti e delle reti infrastrutturali articolati per UTOE; dagli indirizzi e dalle prescrizioni da rispettare nella definizione degli assetti territoriali e per la qualità degli insediamenti, compresi quelli diretti a migliorare il grado di accessibilità delle strutture di uso pubblico e degli spazi comuni delle città; dagli obiettivi specifici per gli interventi di recupero paesaggistico-ambientale, o per azioni di riqualificazione e rigenerazione urbana degli ambiti caratterizzati da condizioni di degrado; dagli ambiti territoriali per la localizzazione di interventi di competenza regionale e provinciale e relative prescrizioni.

Come sarà articolato, per legge, il futuro Piano Operativo?
In conformità al Piano Strutturale, il Piano Operativo disciplinerà l’attività urbanistica ed edilizia per l’intero territorio comunale e sarà articolato in due parti: la disciplina per la gestione degli insediamenti esistenti – valida a tempo indeterminato – e la disciplina delle trasformazioni degli assetti insediativi, infrastrutturali ed edilizi del territorio – con valenza quinquennale.

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Ultimo aggiornamento: Mercoledì, 29 Aprile 2015, alle ore 12:05