1. Menu principale
  2. Menu di sezione
  3. Contenuti della pagina
testata per la stampa della pagina
Menu principale

Contenuti della pagina

Riflessioni sul neofascismo: in scena il 23 novembre l’autobiografia di un picchiatore fascista

16/10/2017

Se il fascismo tornasse saremmo in grado di riconoscerlo? È per rispondere a questo interrogativo che il Comune di Lucca, con il patrocinio della Provincia, insieme con l'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea, l'Anpi-sezione di Lucca, il Teatro del Giglio e l'associazione Lucca Città delle donne, ha voluto promuovere e organizzare una giornata di riflessione sul neofascismo, utilizzando uno strumento di massima divulgazione: la rappresentazione teatrale.
L'iniziativa è stata presentata questa mattina in sala degli Specchi di palazzo Orsetti dal sindaco di Lucca Alessandro Tambellini, l'assessore alla continuità della memoria storica, Ilaria Vietina, il consigliere provinciale Renato Bonturi, il direttore artistico del Teatro del Giglio Aldo Tarabella, Luciano Luciani, Stefano Buccianelli e Laura di Simo dell'Istituto Storico della Resistenza di Lucca, la presidente di Anpi Lucca Rosalba Ciucci e l'attore Marco Brinzi.
La riflessione, infatti, è sfociata nello spettacolo-monologo “Autobiografia di un picchiatore fascista”, ideato e interpretato da Marco Brinzi, attore lucchese impegnatissimo a teatro e nel cinema, che per la prima assoluta nazionale ha scelto, non a caso, la sua città. Giovedì 23 novembre, infatti, alle 21.00 nella Sala del coro del Teatro del Giglio, l'attore, reduce dal successo cinematografico dei fratelli Taviani, “Una questione privata”, porterà sul palco il racconto-monologo tratto dal libro di Giulio Salierno,  che ripercorre appunto la biografia di un fascista, il punto di vista ideale, per Brinzi, per capire cosa possa muovere oggi le persone, soprattutto quelle più giovani, ad avvicinarsi, a giustificare e a riproporre un'ideologia tanto superata, e sconfitta, dalla storia, violenta e antidemocratica. La recitazione, quindi, diventa per Brinzi lo strumento attraverso cui rivendicare l'impegno  nel rimarcare i principi su cui nasce l'Italia contemporanea, antifascista, repubblicana e democratica, e il mezzo più immediato per compiere quell'esercizio quotidiano chiamato memoria. Lo spettacolo, infatti, che durerà una quarantina di minuti, si sviluppa attraverso una forte interazione con il pubblico, parte attiva della rappresentazione.
A fianco a lui, in questo percorso di memoria, ricostruzione storica e approfondimento su un tema di grande attualità, ci sarà la scrittrice Michela Murgia, che sempre il 23, alle 17.30 in San Girolamo, terrà l'incontro dal titolo “Sempre fascismo è”: la vincitrice del Premio Campiello 2010, che ha diviso il palco con Brinzi per lo spettacolo “Quasi Grazia”, dedicato a Grazia Deledda, proporrà la sua visione della storia, centrando l’attenzione sui venti sempre più forti di fascimo ed estremismo che stanno soffiando sull’Italia e l’Europa.

Entrambi gli appuntamenti, quello con Michela Murgia il pomeriggio e quello della sera con Marco Brinzi, sono a ingresso libero.
I posti in Sala del coro per assistere al monologo di Marco Brinzi sono un centinaio: qualora ci fosse molta partecipazione, lo spettacolo verrà replicato nella stessa sera. Per accedere alla Sala del Coro l'entrata è da San Girolamo.
Chi è Giulio Salierno, l'autore del libro “Autobiografia di un picchiatore fascista” a cui si ispira il monologo di Marco Brinzi. Negli anni ’50 Giulio Salierno è un attivista di spicco del Movimento sociale italiano romano, segretario della sezione di Colle Oppio, frequenta le alte sfere del partito, Graziani, Almirante, Rauti, e arriva persino a essere ammesso nell’elitaria cerchia degli allievi di Julius Evola, esoterista e filosofo del nazismo. Diciottenne fu condannato a trent'anni di reclusione per omicidio a scopo di rapina nel corso di un banale diverbio, dove uccide un ragazzo che ha resistito al furto della sua auto nel quartiere di Roma EUR. Salierno fugge in Francia, si arruola nella Legione straniera e viene avviato a combattere in Algeria dove viene consegnato all’Interpol. Finisce imprigionato, in attesa dell’estradizione, in alcune galere del Paese maghrebino fino al rimpatrio. L’ideologia fascista, che ha sostenuto il giovane Salierno fino alla fuga in Francia, comincia a vacillare già nelle carceri algerine, dove si sente molto più vicino a quella che la società reputa feccia: tale è il coinvolgimento emotivo di Salierno nei confronti dei ribelli che verrà addirittura contattato per far parte del nascente Fronte di liberazione nazionale algerino. Il completamento del percorso di trasformazione avviene nelle carceri italiane nelle quali Salierno scopre l’appartenenza alla classe degli sfruttati e la solidarietà con altri detenuti più sfortunati di lui: qui sviluppa nuova coscienza politica per arrivare all'abiura del fascismo e alla grazia concessagli nel 1968 dal presidente Saragat. Durante il periodo passato in carcere si dedica allo studio e alla lotta con gli altri detenuti, avvicinandosi ai testi del marxismo e cambiando radicalmente la propria collocazione politica. Insieme con Franco Basaglia, conduce la battaglia contro le istituzioni manicomiali e, con altri esponenti politici, tra cui Umberto Terracini, promuove la riforma del sistema carcerario. Nel 1971 scrive con Aldo Ricci un'inchiesta sulle carceri italiane che resterà un punto di riferimento nella sociologia della pena in Italia e collabora con università italiane, diventando sociologo di fama ed uno dei principali studiosi dell'emarginazione sociale.

 
 

Realizzato con il CMS per siti accessibili FlexCMP ©

Ultimo aggiornamento: Giovedì, 16 Novembre 2017, alle ore 16:19