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Tambellini: “Lucca e il futuro dopo l’emergenza sanitaria, tuteliamo in nostro modello di comunità e di qualità della vita”

L’accelerazione degli avvenimenti rischia di travolgerci, ma spesso dimentichiamo che siamo noi stessi ad aver impresso al mondo una velocità sempre più serrata, con lo sviluppo tecnologico prodigioso ma fuori da ogni controllo accompagnato da un sistema di consumo delle risorse che non può crescere indefinitamente proprio per la limitatezza sempre più evidente delle dimensioni del nostro pianeta. Abbiamo costruito una rete straordinaria di consumi, di trasporti, di informazioni e comunicazioni, una rete economica talmente rapida e capillare i cui cambiamenti sono così repentini da divenire insostenibili per molte categorie sociali, escluse dal lavoro e dalla dignità della vita. La rapidità impressa agli avvenimenti è tale che non c’è il tempo di comprendere quello che avviene, di contenere i pericoli e di adeguarsi. Il coronavirus ha corso su questa infrastruttura vivente che gli abbiamo messo a disposizione, senza che ce ne rendessimo nemmeno conto, andando a sconvolgere un sistema che pensavamo potesse andare avanti in modo indefinito, senza essere mai revocato in dubbio.

Lucca, nella sua piccolezza, non è un’isola, sta nel mondo e deve essere guardata con una prospettiva che non può prescindere dai fenomeni globali i quali hanno assunto un livello di complessità da renderli di difficile gestione anche da parte della politica nazionale. Proprio per questo c’è un estremo bisogno di unità e chiarezza negli obiettivi che come Stato vogliamo darci e perseguire; altrimenti saremo relegati ad essere irrilevanti. Nell’emergenza sanitaria, al pari di molte realtà italiane, Lucca rischia una parziale desertificazione per intere categorie di attività: sono in pericolo le invidiabili posizioni acquisite a livello internazionale grazie alla politica di questi anni, di salvaguardia il territorio, del paesaggio e delle produzioni locali; impegnata a far della città un riferimento per gli aventi culturali capaci di movimentare flussi turistici di grande rilievo.

Non sappiamo quando sarà sconfitta l’epidemia, ma soprattutto è difficile prevedere quando le persone torneranno a quella tranquillità e senso di sicurezza e fiducia che consentiranno una vera ripresa della vita normale, del turismo e degli aspetti aggregativi che erano l’essenza più profonda della nostra società.

L’opinione pubblica più accorta e la classe dirigente – e in questo includo amministratori pubblici, imprenditori operatori culturale ed economici - non possono accontentarsi della gestione dell’emergenza, ma sono chiamati a saper guardare avanti con una larga prospettiva, perché più passano i giorni più siamo consapevoli che non ripartiremo esattamente da dove ci siamo fermati. Dovremo impegnarci per rinnovare o modificare quelle strutture che avevamo conquistato con tanta fatica. Niente di quello che abbiamo costruito in passato può essere dato per definitivamente acquisito. Per questo invito le nostre università che il territorio ha così tanto potentemente voluto, tutte le forze economiche e intellettuali e l’opinione pubblica più impegnata a interrogarsi e ad esprimersi in un dibattito ampio sulla visione e sugli obiettivi che intendiamo perseguire in futuro per la nostra città.

Al centro di tutto deve restare la nostra comunità – che non è un’entità immutabile, ma una realtà in trasformazione che condivide cultura, principi, attività, aperta e permeabile a quanti vogliono condividerne i valori e l’impegno nel fare – dobbiamo mantenere e aumentare la qualità dei rapporti che lega i nostri cittadini uniti da un’estrema laboriosità, dalla solidarietà reciproca, dalla compattezza d’intenti. Su questa solida base si è formata la nostra qualità della vita, che è tale anche perché si trova un contesto territoriale straordinario, ricco di monumenti, bello, sicuro, familiare: una città, una campagna e una natura plasmate dal rapporto storico fra individuo e ambiente, specchio di un equilibrio creato da secoli di lavoro e di buon governo.

A mio parere la città si deve continuare a reggere sull’equilibrio fra residenzialità, turismo, manifatturiero e quindi sulla diversificazione delle imprese, degli investimenti e del lavoro, sugli eventi culturali di cui si devono giovare sia i cittadini che i visitatori. Crediamo nel recupero dell’agricoltura come elemento della qualità e della qualità della vita, della conservazione del paesaggio e della sostenibilità ambientale. Dobbiamo continuare a creare realtà di eccellenza assoluta in ambito economiche e in tutti gli altri settori in cui sia possibile. Se un solo elemento diventasse preponderante ed egemonico a svantaggio degli altri il nostro buon modello di vita frantumerebbe. La città è tradizionalmente il luogo dove si incontrano, vivono e lavorano le persone e Lucca potrà continuare ad essere attrattiva per residenti, istituzioni, imprese e capitali solo se garantiremo qualità in ogni aspetto della vita, senza accontentarci di tirare semplicemente avanti o di sfruttare l’abbrivio ormai in via di esaurimento costruito delle generazioni passate. Osserviamo con stupore le sedi futuristiche costruite di da Apple e Google in California, come luoghi di lavoro e di residenza ideali, dotate di ogni comodità, costruite intorno ai lavoratori elle loro famiglie. Ma noi viviamo e lavoriamo in un luogo ritenuto da chi vive la nostra città per la prima volta, infinitamente più bello e a misura d’uomo. Dotiamo di infrastrutture materiali e immateriali il nostro territorio impegniamoci a risolvere i problemi pratici che lo affliggono da decenni e avremo già fatto moltissimo per garantire il futuro alla nostra città. Siamo in un mondo dove le rendite di posizione possono essere spazzate via da un giorno all’altro. Dobbiamo tutelare il tessuto industriale di rilevanza nazionale internazionale che caratterizza la Lucchesia: in un momento di crisi come questo è riuscito ad assorbire ed equilibrare, a livello economico e sociale, gli effetti devastanti del blocco delle attività.

Ma qui entra in gioco la pubblica amministrazione. Cosa può fare il sindaco per garantire tutto questo? Molto poco se non è accompagnato dall’azione degli organi amministrativo gerarchicamente più alti ovvero dalla Regione e dallo Stato. L’unica riforma che in Italia ha segnato un rinnovamento positivo è stata proprio l’elezione diretta dei sindaci quasi trent’anni fa. Si sono formate diverse generazioni di amministratori di varie appartenenze politiche, ma nella maggioranza dei casi preparate, efficienti e concrete. I buoni propositi della riforma della pubblica amministrazione si sono fermati qui, perché a livello nazionale sono state portate avanti riforme incoerenti e contraddittorie, che hanno solo complicato ulteriormente il quadro istituzionale italiano.

Penso alla contrapposizione fra regioni e Governo per questa emergenza, ma, prima dell’emergenza, anche su molti altri settori strategici: abbiamo 21 sistemi sanitari nel nostro Paese; mancanza di una politica energetica ed industriale condivisa e una reale politica del lavoro da attivare anche con il contributo pubblico grazie all’infrastrutturazione del paese con il sistema dei lavori pubblici. Oggi siamo una realtà nazionale che vive una deriva legislativa di frammentazione di norme tanto che superando i confini regionali le regole sono differenti per le medesime attività. Il tessuto amministrativo nazionale costruito nel 1865 su due unità amministrative chiare, comuni e province, è stato oggi in parte disarticolato, abolendo le province - che poi in realtà vivono ancora con funzioni ridottissime - senza che siano state sostituite nelle funzioni da indicazioni chiare. Queste non sono riforme, questa è solo confusione; questo è solo aumento e proliferazione della burocrazia, contro la quale nessun sindaco può efficacemente opporsi da solo. Ai comuni vengono chiesti nuovi, gravosi impegni spesso proprio sul fronte della tenuta sociale dei territori. Se il Comune è il primo luogo pubblico a disposizione del cittadino deve avere risorse economiche, normative e umane adeguate a questo compito.

Il sindaco Alessandro Tambellini


 


 

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Ultimo aggiornamento: Lunedì, 18 Maggio 2020, alle ore 12:06