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Un libro a fumetti dedicato all' "Ultimo Questore"
Il Comune di Lucca commemorerà mercoledì 27 gennaio 2010 il "Giorno della Memoria" in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e civili italiani nei campi di sterminio nazisti con una duplice cerimonia dedicata a Giovanni Palatucci, medaglia d'oro al merito civile.
Al Museo del Fumetto in Piazza S. Romano, alle ore 10, sarà presentato il libro a fumetti "L'Ultimo Questore" dedicato a Giovanni Palatucci da parte dell'autore Nazareno Giusti e dell'editore Guido Guastalla, responsabile della cultura della Comunità Ebraica di Livorno. Interverranno il sindaco Mauro Favilla, il Presidente dell'Amministrazione Provinciale Stefano Baccelli, il Questore di Lucca Francesco Nicola Santoro ed il Vice Presidente della Comunità Ebraica di Pisa, Lucca e Viareggio sig.ra Clara Wachsberger.
Seguirà alle 11,45, presso il parcheggio Palatucci in via delle Tagliate la deposizione di una corona di alloro al cippo Palatucci alla presenza delle autorità cittadine e delle rappresentanze militari.
A Giovanni Palatucci, nato a Montella (Avellino) il 31 maggio 1909 e morto a Dachau il 10 febbraio 1945, avvocato, funzionario di pubblica sicurezza, è stata riconosciuta la medaglia d'Oro al merito civile alla memoria. Nel 1930 era partito per il servizio militare in Piemonte. Di stanza a Moncalieri, aveva completato gli studi a Torino. Nel 1936 era a Genova, come vice commissario aggiunto di pubblica sicurezza e nel 1938 venne "esiliato" alla Questura di Fiume dove divenne commissario e poi questore reggente, con la responsabilità dell'Ufficio stranieri. Grazie a questo ruolo, con le leggi razziali in vigore, svolse con gran rischio personale un'intelligente attività a favore di ebrei italiani e stranieri. È stato calcolato che, distruggendo archivi e procurando documenti falsi, abbia, nel giro di sei anni, salvato dalla deportazione (con la collaborazione di uno zio, vescovo della Diocesi di Campagna) almeno cinquemila persone.
Palatucci continuò la sua generosa attività anche durante l'occupazione nazista di Fiume, rifiutando di mettersi in salvo: una sua fuga, disse, avrebbe messo in difficoltà i sottoposti che lo avevano aiutato. Arrestato nella sua casa, il 13 settembre del 1944, dalla polizia di sicurezza germanica, fu condannato a morte per "cospirazione e intelligenza con il nemico". La pena fu poi commutata nella deportazione e, quaranta giorni dopo l'arresto, Giovanni Palatucci entrava nel campo di Dachau con il numero di matricola 117826. Vi sarebbe morto, in seguito agli stenti e alle sevizie patite, due mesi prima della liberazione del campo. Per lungo tempo in Italia, fuori della ristretta cerchia degli specialisti e dei compaesani, il nome di Giovanni Palatucci è stato quello di uno sconosciuto, anche se già dal 1952 in Israele gli avevano attribuito il titolo di "Giusto".