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Lucida Mansi

Lucida Mansi

Lucida Mansi, figlia di nobili lucchesi, era una donna molto attraente e libertina. Uccideva gli amanti che le facevano visita, facendoli cadere, dopo le prestazioni amorose, in botole irte di lame affilatissime.
Una mattina però le sembrò di scorgere sul suo viso una quasi impercettibile ruga: il passare del tempo stava spegnendo la sua bellezza. Lucida, disperata, pianse e si lamentò tanto che apparse di fronte a lei un magnifico ragazzo, il quale le promise trent'anni di giovinezza in cambio della sua anima. Dietro le fattezze del ragazzo si nascondeva però il Diavolo. Lucida accettò il patto. Per il tutto il tempo pattuito con il Diavolo le persone che la circondavano continuavano a invecchiare, mentre lei manteneva intatta la sua bellezza e perdurava nella sua dissolutezza, fagocitando lusso e ricchezza e continuando a uccidere i suoi amanti.

Trent'anni dopo lo scellerato patto, la notte del 14 agosto 1646, il Diavolo ricomparve per prendersi ciò che gli spettava. Lucida, ricordatasi della scadenza, tentò di ingannarlo: si arrampicò sulle ripide scale della Torre delle ore con la speranza di allontanare la sua fine inevitabile. Lucida saliva la Torre, affannata correva a fermare la campana, che stava per batter l'ora della sua morte. A mezzanotte in punto il Diavolo avrebbe preso la sua anima. Ma il tentativo di bloccare la campana fallì, Lucida non fece in tempo a fermare le lancette dell'orologio e così il Diavolo la caricò su una carrozza infuocata e la portò via con sé attraversando le Mura di Lucca fino a gettarsi nelle acque del laghetto dell'Orto botanico comunale di Lucca.

Ancora oggi chi immerge il capo in questo lago pare possa vedere il volto addormentato di Lucida Mansi. Nelle notti di luna piena pare oltretutto che sia possibile vedere la carrozza mentre dirige la donna verso l'inferno e sentirne le grida. Altre fonti individuano il fantasma della bella lucchese vagare nel palazzo di Villa Mansi a Segromigno, luogo in cui essa soleva intrattenere e poi giustiziare i suoi amanti.
 
Molte sono le leggende che, a Lucca e dintorni, descrivono la figura della bella Lucida Mansi. Secondo i racconti, costei era una donna giovane e molto avvenente e che sapeva ben utilizzare il suo fascino per collezionare un amante dietro l'altro, mai sazia dell'amore. Si narra che avesse fatto addirittura uccidere il marito per potersi dedicare completamente alla vita galante, agli abiti preziosi, ai gioielli. Amava talmente se stessa da avere bisogno di circondarsi di specchi che riflettevano continuamente la sua immagine: sulle pareti, nel libro da messa, addirittura sopra il letto in maniera da addormentarsi fissando la sua dolce e sinuosa figura.
Ma il tempo, come si sa, scorre inesorabile. E Lucida dovette constatare, ad un certo punto, che le rughe cominciavano a rigare il suo bel volto. Che fare di fronte ai primi segnali della vecchiaia? La donna non ebbe esitazione alcuna e invocò nientemeno che il diavolo. Il quale gli apparve ben volentieri per stipulare un malefico accordo: in cambio di trent'anni di ulteriore giovinezza, il demonio avrebbe potuto prendersi l'anima della donna. Passarono quindi altri trent'anni di feste, begli abiti e innumerevoli amanti.
 
Ma alla fine, il diavolo tornò a riprendersi quello che gli spettava e trascinò fra le urla disperate Lucida Mansi nelle profondità dell'inferno. I due sprofondarono in una voragine senza fondo che si aprì nel pavimento di Palazzo Mansi e che, per un lungo lasso di tempo, si dice, non fu possibile chiudere in alcuna maniera.

Il foro infernale corrisponderebbe ad un cerchio ancora oggi visibile nella pavimentazione della cosiddetta Camera degli Sposi. Secondo un altra leggenda, in quel punto ci sarebbe stato un tempo, invece, un trabocchetto dotato di affilatissime lame nel quale precipitavano i giovani amanti della perfida Lucida, dopo aver soddisfatto le voglie della padrona di casa. Un metodo senz'altro molto radicale ed efficace per salvaguardare la propria reputazione. Qualcun'altro colloca la trappola mortale sotto il pavimento nel Castello di Catureglio, nei pressi di Borgo a Mozzano, altro edificio di proprietà dei Mansi.

Ma, irrequieta com'era da viva, pare che la bella Lucida non sia riuscita a trovare pace nemmeno dopo la morte. C'è chi afferma che il suo fantasma appaia di notte, completamente nudo e su un cocchio infuocato sulle mura di Lucca; e dopo un breve tratto al galoppo precipiti come una furia per immergersi nel piccolo lago dell'Orto Botanico, in un terreno maledetto che un tempo fu il luogo di sepoltura di giustiziati, eretici ed appestati. E chi fa attenzione può avere la fortuna di vedere il bel viso di Lucida riflettersi, come in un specchio, nell'acqua del laghetto o di ascoltare i suoi sospiri.
Ma il suo fantasma, a quel che si dice, abita le notti di tutti i luoghi legati, in qualche modo, alla famiglia Mansi. A Palazzo Mansi, anzitutto, dove nella già citata Camera degli Sposi vi è, accanto ad uno specchio un ritratto che la tradizione vuole sia proprio quella di Lucida. E poi nel castello di Catureglio, nella splendida Villa Mansi di Segromigno e, addirittura, sul greto del torrente Sana, in Garfagnana. Si racconta di uomini che, avendo incontrato lo spettro, se ne sono innamorati fino ad impazzire.

Quello di Lucida Mansi, è senz'altro uno dei fantasmi più celebri di tutta la Toscana. Tuttavia, è estremamente difficoltoso individuare un personaggio effettivamente vissuto con questo nome. Alcuni ricercatori hanno identificato una certa Lucida Saminiati, nata nel 1606 e andata in sposa meno che ventenne ad un Vincenzo Diversi che morì presto assassinato per una lite di confine; e che contrasse poi matrimonio con il nobile quarantenne Gaspare di Nicolao Mansi. Morì di peste nel 1649. Nessun elemento è emerso che possa giustificare, se l'identificazione è esatta, la fosca leggenda. Così come pare assolutamente falsa la notizia secondo cui l'atto di nascita di Lucida sarebbe stato cancellato con l'inchiostro per cancellarne la memoria. Tanto più che nel medesimo anno della sua morte, una nipotina ricevette il suo nome, che non doveva, quindi, risultare poi così indegno.

Un mistero, quindi, quello di una donna che per pochi anni di giovinezza e talmente attaccata alla vita da non riuscire ad abbandonare, nemmeno dopo la morte, i luoghi che le furono cari.

 

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Ultimo aggiornamento: Martedì, 27 Maggio 2014, alle ore 12:39