Nel cuore del centro storico di Lucca, tra vicoli silenziosi e palazzi antichi, la Buca di Sant’Antonio rappresenta una delle testimonianze più autentiche della tradizione cittadina. Nasce come semplice osteria, un luogo di ristoro per viaggiatori, mercanti e abitanti della città, quando Lucca era ancora una piccola ma vivace realtà indipendente, orgogliosa delle proprie mura e delle proprie tradizioni.

In un documento datato 4 Aprile 1782 , redatto per proibire l’importazione e lo smercio dei “vini forastieri” nello Stato di Lucca, si affidava a tre notabili l’incarico di vigilare sulle osterie del territorio. I tre notabili, scelti tra personalità al di sopra di ogni sospetto, dopo aver sentito numerosi testimoni e ascoltato le loro doviziose descrizioni di odori, sapori e allappamenti, decisero di inserire l’osteria “Buca di S. Antonio” tra le attività su cui “invigilare”. Il vino nero servito infatti aveva un sapore simile a quello fiorentino, tanto da renderlo sospetto. L’annovero della Buca di S. Antonio nella lista delle osterie su cui “invigilare” rappresenta un’importante testimonianza della sua esistenza già in quel lontano 1782.

Nonostante i cambiamenti della storia, il locale ha conservato il suo carattere originario, diventando un simbolo di continuità e identità culturale. Le sue sale, con travi in legno, arredi d’epoca e fotografie storiche, raccontano una memoria viva, fatta di convivialità e tradizione. Nel tempo, il ristorante è diventato punto di riferimento per artisti, intellettuali e personaggi illustri, contribuendo a rafforzarne la fama oltre i confini della città.

Ma ciò che ha reso davvero celebre la Buca di Sant’Antonio è la fedeltà alla cucina lucchese: piatti tramandati di generazione in generazione, preparati nel rispetto delle ricette tradizionali e dei prodotti del territorio. Oggi la Buca non è soltanto un ristorante storico, ma un luogo che custodisce oltre due secoli di storia gastronomica e sociale. Entrarvi significa fare un viaggio nel tempo, dove la cucina diventa racconto e la tavola diventa memoria della città.

L’atmosfera è accogliente e a renderla ancora più calorosa è il caminetto posto all’ingresso, che trasforma il locale in un luogo in cui gli ospiti possono sentirsi a casa.
Tra le ricette più gradite preparate dal proprietario, nonché chef Giuliano Pacini, che fanno parte non solo della storia gastronomica del territorio, ma del personale percorso gourmet del noto ristorante lucchese, ne segnaliamo alcune.

I biscotti della Buca, realizzati con prodotti ricavati dal territorio facilmente reperibili, come il Vin Santo e l’olio extra vergine di oliva delle colline lucchesi che, in epoche passate erano maggiormente accessibili alla popolazione. Si realizzavano per le feste, venivano serviti a conclusione del pasto con un bicchiere di vino locale e rappresentavano un dolce semplice e coerente con la cucina del territorio che abbiamo deciso di continuare a preparare. Chef Giuliano prepara, inoltre, una suprema pasta fatta a mano, uno dei simboli della tradizione gastronomica di Lucca. La pasta, infatti, viene tirata con il solo aiuto del mattarello dalle “sfogline” (da poco visibili anche dalla vetrina del ristorante) ogni giorno, rispettando le tecniche tradizionali e realizzando le ricette della tradizione (come i tortelli lucchesi, le pappardelle, i maccheroni lucchesi).

Ogni giorno le sfogline lavorano 120 uova fresche per produrre la pasta che trovate nel menu, utilizzando due tipologie di farina tenera italiana e realizzando almeno 10 sfoglie di pasta sottili perfettamente lisce e regolari tirate a mano utilizzando tre ingredienti segreti: pazienza, forza e… passione. Questa è una vera e propria arte, tramandata di generazione in generazione che con il tempo è divenuta una tradizione della Buca.

Ci sono, poi, le ricette tradizionali per eccellenza, vera e proprio simbolo della tradizione gastronomica della lucchesia, come i tordelli lucchesi e la trippa lucchese.
I tordelli lucchesi al sugo della Buca sono serviti con un delizioso ragù di carne, vera prelibatezza per il palato dei buongustai anche più esigenti.

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Pagina aggiornata il 04/03/2026

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